Giustizia, misericordia e fedeltà
26 Agosto 1975.
Figli diletti, eccovi qui desiderosi di farmi piacere con la preghiera, desiderosi di apprendere ciò che è bene per voi, perché possiate crescere nella vita interiore.
Sono la vostra Maestra, e oggi voglio affidarvi un trinomio che assieme svilupperemo, perché possiate imprimere sempre meglio i miei pensieri nella vostra mente. Ecco le tre parole che vi affido: giustizia, misericordia e fedeltà. Sono tre qualità che Dio possiede al grado sommo e che ogni cristiano deve praticare, se vuole assomigliargli.
Dio è infinitamente giusto. Il bene, che Egli vuole per ogni sua creatura, l'attua nel modo più completo. Egli dà a ciascuno i mezzi per poterlo raggiungere, anche se sottopone tutti alle prove della vita. Dio desidera che gli uomini siano buoni, perché non vuole castigare nessuno; se gli uomini, però, ribellandosi alla sua legge e alla sua volontà, peccano, li richiama a sé anche col dolore, ma pazienta fino all'inverosimile, poiché vuole tutti salvi.
Richiama e pazienta, usando misericordia ed amore infinito. Egli si paragona al buon pastore, e lo è in realtà, poiché non vi è ferita per quanto grave a cui l'anima sia sottoposta, che egli non voglia e sappia curare. Non vi è peccato per quanto grave che Egli non voglia perdonare. La sua misericordia è come un abisso, di cui non potrete mai raggiungere il fondo. È come un oceano insondabile ed esteso, così da non vederne il confine. È un dono meraviglioso la misericordia di Dio, da cui tutto si può sperare ed ottenere.
Negare la misericordia di Dio è negare la sua divinità, la sua santità, la sua onnipotenza e la sua immensità, poiché la misericordia infinita di Dio abbraccia tutti i tempi, tutti i luoghi, tutti gli uomini, e negarla è negare la creazione, atto d'amore, la redenzione, conseguenza dell'amore, e il paradiso, premio alle anime che hanno goduto della misericordia di Dio.
Figli, Dio è fedele alle sue promesse e ciò che promette, mantiene. Egli non viene meno alla parola data quando promette la redenzione, e non verrà mai meno alla parola data dal Figlio suo a riguardo della Chiesa: "Io sarò con te fino alla consumazione dei secoli".
È in queste tre virtù che ogni cristiano deve trovare il suo modello di vita. Essere giusti, quanto è difficile! Ma non è impossibile, poiché chi vive di fede è in grado di praticare la giustizia. Vivere alla presenza di Dio e richiamare alla mente la sua legge, è come dire, vivere quella santità interiore che deve tutto trasformare. Gesù chiamò i farisei sepolcri imbiancati, perché avevano una santità apparente. Li rimproverò un giorno perché "lavavano il piatto ed il bicchiere all'esterno e non si preoccupavano di pulirli di dentro". Intendeva dire che anzitutto bisognava togliere il male dal cuore, da cui viene ogni cattiveria.
Ebbene, forse lo stesso rimprovero lo potrebbe fare a molti, che vivono una vita troppo superficiale ed esteriore. Direbbe Gesù a costoro: "Se la vostra giustizia non sarà superiore a quella degli scribi e farisei, non entrerete nel regno dei cieli". Ecco perché vi dico: non curatevi delle apparenze, di far bella figura, e nemmeno di far piacere agli uomini, ma cercate di piacere in tutto a Dio. Cercate la sua gloria. Ne verrà, come conseguenza, un comportamento dignitoso e buono anche coi fratelli.
Il pensiero della presenza di Dio, non solo nel mondo, ma anche dentro di voi, vi renderà giusti, per non fare agli altri ciò che non vorreste fosse fatto a voi. Oh! figli, la giustizia è tanto cara a Dio che, quando volle qualificare una persona che possedeva il complesso delle virtù, la chiamò "giusta". Così si dice nel Vangelo, di Giovanni il precursore, così del mio sposo Giuseppe.
Accanto alla giustizia deve però esserci la misericordia. Quanto è necessario, figli, essere misericordiosi! Troppo facilmente il ricco non ha pietà del povero, il sano non ha pietà del malato, l'intelligente dell'ignorante, e il forte non ha pietà del debole. Da questa mancanza di misericordia derivano le incomprensioni, la prepotenza, la discordia.
Bontà infinita di Dio, sgombra ogni orgoglio dalla mente dei miei figli, perché tutti possano capire i limiti e le necessità degli altri e possano vicendevolmente andarsi incontro per amarsi ed aiutarsi!
"Siate misericordiosi e troverete misericordia", vi è stato detto, e la troverete non solo nell'altra vita, ma anche su questa terra, dove vi farete degli amici che vi sapranno capire. Ogni persona abbisogna degli altri. Non vi è stato di vita o posizione sociale che renda indipendenti gli individui, gli uni dagli altri. La gioia di ricevere e di dare dev'essere di tutti, perchè Dio vuole tutti uniti come una grande famiglia.
Sì, figli miei, capitevi, perdonatevi e sopportatevi a vicenda. Chi non sa compiere un lavoro a perfezione, forse piace a Dio per la sua umiltà, e chi sa pregare bene, forse non lo potrebbe fare se non trovasse anime che l'aiutano. "Tutti per uno, uno per tutti", è lo scambio di doni che non deve mai venir meno.
Da ultimo vi dico: siate fedeli nelle piccole cose, perché possiate essere fedeli in tutto ciò che il Signore desidera da voi. Siate fedeli a Dio nell'adempimento dei vostri doveri, ma siate fedeli anche fra di voi, mantenendo quelle amicizie che, se sono vere, sono un tesoro. Siate fedeli a Dio in quelle pratiche di pietà che sono il mezzo per conservare la grazia. La fedeltà vi renda affettuosi e vigilanti come le vergini sagge del Vangelo, e vi renda verso tutti sensibili come le buone mamme, che non offenderebbero i figli nemmeno con un pensiero.
Figli, vi benedico tutti, e benedico tutti i sacerdoti che passano e passeranno in questo luogo di grazia.
Arrivederci.
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