Avete avuto una triplice chiamata
20 agosto 1972.
Figli miei diletti, eccovi qui sereni ed ansiosi della mia parola. Sono la vostra Mamma e Maestra e godo di dirvi come tale, sempre cose nuove, cose utili, cose belle.
Ecco, vi guardo ad uno ad uno e vedo i vostri pensieri, affetti e desideri. Avete qualche cosa da correggere, qualche cosa da togliere e qualche cosa da aggiungere alla vostra vita spirituale. Ma il fatto stesso che siate venuti qui, dimostra il desiderio che avete di migliorarvi e di corrispondere alle grazie del Signore.
Io ho un grande desiderio a vostro riguardo, ed è questo: vorrei che prima di venire in questo luogo faceste una piccola riflessione sullo stato dell'anima vostra, per vedere di eliminare prima o dopo la riunione ciò che mi dispiace.
Sono la vostra Regina e non amo che voi vi presentiate qui per la preghiera né con un peccato o più peccati mortali sull'anima. Voglio vedervi tutti splendenti per la grazia di Dio che dimora in voi. Quando vi trovaste nell'impossibilità di confessarvi, chiedete sinceramente perdono a Dio di ciò che gli può dispiacere, perché anche la mia parola possa giungere a voi come un incitamento al bene ed una benedizione.
Ora vi suggerirò un breve pensiero di utilità comune.
Voi tutti avete avuto da Dio una triplice chiamata che comporta da parte vostra un'accettazione pronta e la corrispondenza. Siete stati chiamati alla vita. Già nella mente di Dio esistevate da sempre, ma da quando i vostri genitori vi fornirono il corpo, l'anima vostra, d'origine divina, cominciò ad esistere e a manifestare le sue facoltà attraverso il corpo stesso.
La vita, perciò, è la prima chiamata di Dio rispetto all'uomo; è il primo dono, che esige da parte vostra una risposta di gratitudine ed un impiego del dono stesso, così che possa fruttare e meritare di essere premiato.
Dal primo istante della vostra esistenza voi avete dato lode a Dio. La perfezione dell'organismo, l'uso dei sensi, la volontà, l'intelligenza e la parola di cui fu dotato il corpo, non è che un inno alla sapienza di Dio. Quando con l'età e col ragionamento, l'uomo si rende conto della grandezza del dono, dovrebbe rendere grazie a Dio e compiere le azioni in modo così perfetto che possano essere di giovamento ai fratelli ed essere ricompensate da Dio perché azioni buone.
Il corpo è tempio dell'anima. Merita perciò cure e rispetto, poiché è destinato ad una decomposizione solo provvisoria e, alla fine dei tempi, ad una vita eterna. Le malattie molte volte deturpano quest'opera meravigliosa, ma è soprattutto il peccato che lo rende meno sano, meno degno o addirittura come un cadavere.
Ditemi, figli, quanti apprezzano il dono della vita e sanno impiegarla per il bene? Molti si tolgono la vita perché pare loro impossibile di poterla vivere con quelle pene e con quelle delusioni che gli uomini si procurano a vicenda. Ma come risponderanno al Giudice divino, che chiederà loro come hanno impiegato il talento della vita e come hanno risposto alla sua chiamata?
Come vorrei che vi faceste portavoce presso tutti coloro che alle più piccole difficoltà che incontrano si disperano. Come vorrei che anche ai piccoli si insegnasse a custodire, a rispettare, a valorizzare la vita!
Ma voi avete avuto una seconda chiamata, quella al cristianesimo, che comporta anche la chiamata all'apostolato. Dal momento in cui l'acqua battesimale è scesa sul vostro capo, una vita nuova è entrata in voi, la vita della grazia.
Come la vita del corpo va conservata ed accresciuta, così quella dell'anima. La vita della grazia in voi deve essere in continuo aumento, poiché dall'abbondanza della grazia dipende quella forza spirituale che vi rende sempre più graditi a Dio e più meritevoli di gloria.
Vivendo di fede, la grazia aumenta a dismisura, poiché colui che crede, vede Dio presente sui suoi passi. Come può agire male chi sa e pensa di essere alla presenza di Dio? Sentendolo e vedendolo con gli occhi della fede, il cristiano non potrà manifestare la propria fede se non con l'amore, un amore universale che abbraccia tutte le creature.
Chi risponde a questa seconda chiamata non può rimanere inoperoso. La fiamma dell'apostolato divora il suo cuore. La bocca non tace, le mani s'incrociano nella supplica più fervente, e a tutti il credente vero vuol far dono di ciò che ha di dentro. L'apostolato è una conseguenza, e voi ben lo constatate quando vi brucia il desiderio di comunicare agli altri le gioie spirituali di cui vi andate arricchendo.
Beati coloro che intendono il grande "sitio" del mio Gesù in croce e si danno da fare per soddisfarlo.
Ma a voi che qui ai miei piedi venite così sovente e con quella preziosa preghiera del rosario m'invocate, devo dire che una terza chiamata avete avuto, un terzo dono. Voi avete inteso parlare della vostra Mamma e siete accorsi. Non vi chiedo molto per corrispondere a questo dono, vi dico solo: siate riconoscenti ed esprimete questo senso di gratitudine portando altre persone qui a pregare e ad onorarmi.
Vi è stato detto che chi salva un'anima ha salvato la sua. Ebbene, sappiate che saranno quelle anime che mettete sulla mia scia a garantirvi la mia protezione. Voi venite a pregarmi ed io vi benedico, e per quelle che mi portate vi benedico due, dieci, cento volte.
Siate apostoli della mia devozione, poiché il Padre mi volle dare grandi mansioni di salvezza per coloro che mi amano. Portate tutti, non giudicate se meritevoli o degni di pregarmi. Fate anche voi come i discepoli di Gesù, che, vedendo la Cananea supplicante per la salute della sua figliola, si unirono a lei pregando a gran voce Gesù. Nessuno è escluso dal mio banchetto e quando portate i lontani, io li faccio miei e diventano migliori di tanti altri.
Figli, vi benedico tutti. Benedico i vostri parenti, amici e nemici. Benedico Paolo VI e la Chiesa.
Amate tutti e siate miei imitatori.
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