Preghiera, sacrificio e amore
22 maggio 1972
Figli miei diletti, quanto godo di vedervi qui riuniti in questa ottava di Pentecoste e in questo giorno in cui la liturgia ricorda una santa, la cui vita è stata ed è grandemente esemplare soprattutto per le mamme e per coloro che particolari tribolazioni hanno da parte del marito e dei figli.
Io vorrei parlarvi di lei distesamente per mostrarvi quanto fu grande la sua fede. Mi limito a dirvi che santa Rita fu costante nella preghiera, nel sacrificio e nell'amore e che questa sua costanza fu premiata e coronata dalla conversione del marito e con la salvezza delle sue creature, che ella preferì vedere morte anziché macchiate di sangue omicida.
La fede, figli miei, è il più grande dono che Dio abbia concesso ai suoi figli, perché per mezzo della fede potete scoprire le verità divine e godere della presenza di quel mondo soprannaturale che tanto aiuto e tanta gioia porta alle anime. Fortunati coloro che, avendo ricevuto questo dono meraviglioso nel Battesimo, non solo lo custodiscono, ma cercano di farlo fiorire e di accrescerlo così da vivere di esso.
Fortunati coloro che conservano la fede e la difendono e la propagano come veri apostoli, perché sarà grande la loro ricompensa nei cieli. Purtroppo molti, per trascuratezza più che per cattiveria, perdono questa virtù e dimenticano i principi del vivere cristiano.
Ve ne sono poi altri che, introdotti in una vita di peccato, si vanno abituando ad essa fino ad avere in odio tutto ciò che sà di bello, di sano e di spirituale. C'è in queste persone dapprima una lotta, poi un'intesa con il maligno che le soggioga, le spadroneggia, le vince, così da renderle vere schiave.
Quando un'anima ha perso la via del bene ed è dominata dalla potenza superiore del male, è evidente che debba sentirsi a disagio con chi è fedele e con chi pratica la virtù. Da qui le lotte familiari, lotte di figli contro le proprie madri, che diventano vittime.
Vi sono poi alcuni cristiani che della fede hanno un concetto del tutto errato. Pensano che la fede sia solamente una questione sociale, da difendere con mezzi umani e nella misura in cui essi possano ottenere aiuti materiali a tutti.
Figli, io vi vorrei anzitutto dire che la fede è qualcosa che scende dall'alto e che deve portare in alto. Da Dio solo si possono avere i mezzi per aiutare il prossimo, e solo nell'amore vero di Dio si trova la forza di praticare la giustizia, così da dare ad ognuno ciò che si merita e ciò che è doveroso dare.
Nella fede praticata e nell'amore di Dio, ogni fedele può trovare la forza di raggiungere l'eroismo nel sacrificarsi per il prossimo. La fede dunque non è da confondersi con ciò di cui l'uomo può necessitare per mantenere la sua vita naturale, ma sarà essa che renderà capaci di praticare la carità, la fedeltà al proprio dovere e la bontà che racchiude ogni virtù, essendo di provenienza divina.
Tutte queste cose dovrebbero sapere i miei figli che, ribellandosi a Dio, alle autorità e alla famiglia, creano disordini e cattiverie.
La fede è la ricerca di Dio, è lo studio per conformare la propria vita alla sua legge di carità, è un salire continuo verso di Lui, per riempirsi di Lui e poterlo poi donare a tutti. Che cosa potete dare ai fratelli se non date ad essi Dio, il dono della fede e la fiducia nella provvidenza? Quand'anche donaste agli uomini tutti i beni materiali possibili, voi non fareste mai delle persone felici perché il cuore dell'uomo, fatto per il Signore, si dibatte inquieto finché non riposa in Lui.
Ecco, figlie mie, che vi ho fatto conoscere i motivi per cui molti vostri mariti e figli hanno seppellito nel loro cuore la fede come un fuoco sotto la cenere.
Che cosa dovrete fare per aiutarli a ritrovare la fiamma perduta? Ciò che fece santa Rita, fatelo anche voi. Siate costanti nella preghiera. Non dite mai di aver pregato tanto o forse troppo, e inutilmente. La vostra preghiera non va perduta e di ognuna di queste preci che voi elevate al cielo, se la fate con amore, ne vedrete i frutti e ne avrete il merito. Non dite che non pregate più, ma siate perseveranti. Il mio Gesù vi ha detto: "Bussate e vi sarà aperto", e la vostra preghiera deve essere così insistente da costringere il Signore ad esaudirvi.
Perseverate anche nell'offrire le vostre lacrime, le vostre sofferenze, i vostri dolori. Se la preghiera vale, quando è accompagnata dal sacrificio raddoppia il suo valore e tocca veramente il cuore di Dio. Unite alle pene che derivano dalla poca salute e dai disagi della vita, anche qualche mortificazione volontaria, perché sarà il mezzo migliore per dimostrare il vostro amore.
E per ultimo che vi deve dire la vostra Mamma celeste?
Figlie, amate le anime di coloro che volete salvare. Amate i vostri mariti anche se vi fanno soffrire. Continuate ad amare i vostri figli anche se la pensano diversamente da voi, se vi trattano male, se vi fanno piangere. Continuate ad amarli come io amo tutti e di tutti desidero la salvezza. Siate perseveranti nel prodigarvi per loro, anche quando vorreste ribellarvi e vi verrebbe voglia di ricambiare male con male. Perseverare nell'amore significa rimanere in Dio che vi ama e portare a chi vi è vicino un soffio vitale.
Pregate, soffrite, amate: ecco il ricordo che vi lascio per questa vostra bella visita e ad esso aggiungo la mia benedizione come pegno di quella con cui vi accoglierò alle porte del paradiso.
Benedico i vostri sacerdoti, i vostri malati e tutte le persone che mi raccomandate. Benedico i vostri bambini, che conserverò buoni se li farete pregare. Ogni sera prima di coricarvi, vi prego, mamme, di benedire i vostri familiari nel mio nome come ora io vi benedico. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
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