Vi insegno l'arte del pescare

 


16 aprile 1972.

Figli miei cari, eccomi qui al vostro incontro di anime e di cuori a cui partecipa tutto il paradiso.

La domenica è il giorno del Signore e voi giustamente lo celebrate pregando. Io v'insegno molte cose e tra le altre vi addito le cose principali da praticare per santificare questo giorno.

La santa Messa festiva, l'astensione dal lavoro e il praticare le opere di misericordia, non disgiunti da quel clima festoso che ognuno di voi può portare nella propria casa, sia indossando l'abito più bello, come preparando un cibo più curato e gustato con tranquillità, la serenità che vi viene dall'aver ricevuto i sacramenti: ecco praticamente il modo di vivere le vostre domeniche e i giorni festivi.

Vi è un lavoro però che io v'invito a compiere soprattutto in questi giorni festivi e v'insegno come lo dovete compiere. È l'arte del pescare.

Conoscete il fatto del Vangelo. Gli apostoli, dopo aver lavorato tutta la notte, non erano riusciti a pescare nemmeno un pesce, ma quando nel nome del mio Gesù, poiché Egli l'aveva loro comandato, essi gettarono le reti, le ritrassero così colme che minacciavano di rompersi.

Io vi voglio insegnare l'arte del pescare, non pesci commestibili, ma vi voglio, nel nome del mio Gesù, fare tutti pescatori di anime.

Per pescare occorrono degli arnesi di cui facilmente vi potete provvedere. Occorre anzitutto che vogliate essere pescatori; dovete avere perciò il desiderio, che può diventare zelo, di salvare le anime.

La sete insaziabile del mio Gesù che gli faceva gridare dall'alto della croce il suo "sitio", dovete farla vostra. L'ardore per la salvezza delle anime che gli faceva affrontare qualunque sacrificio, che lo faceva camminare per lunghe ore e sopportare le intemperie, la sete, la fame ed ogni sorta di privazioni, vi deve spronare a desiderare e a realizzare quel piano di salvezza che si attua solo con il vostro concorso.

Vi dico perciò, con accorato desiderio: siate pescatori di anime! Non avete che da compiere alcune azioni nel nome di Gesù, che le desidera. Vi occorre la barca se volete andare al largo, se volete cioè che la pesca abbia del prodigioso. La barca è la fiducia in Dio, che non deve mai mancare, nemmeno quando vi pare di avere fatto tanto e di non essere riusciti a cambiare nulla e a pescare nulla.

Vi basti sapere che al timone della vostra barca ci siamo noi, anche se qualche volta avete l'impressione che nonostante la tempesta che si sta scatenando o che già è in atto, noi dormiamo. Il sonno di Gesù e il mio sono sempre apparenti, poiché la nostra vigilanza è continua e solamente per provare la vostra fiducia e costanza non interveniamo tempestivamente.

Per pescare vi ci vuole l'esca e non può essere che la vostra dolcezza, il vostro sorriso, la vostra bontà, che ad un certo punto diventano forza di convinzione. Qualche volta un pranzetto succulento può essere un mezzo per prendere - come voi solete dire - mariti e figli per la gola. Questo posso dire alle mamme. Qualche altra volta l'amabile andare incontro alle necessità altrui sarà il modo con cui gettare l'amo.

Ma vi è una rete che io dono a tutti, e dentro la quale chi si lascia prendere non riesce più ad uscire. È una rete invincibile che mi costringe ad intervenire per reggerne un lembo, e non appena mi accorgo che è entrato nei pesciolini il gusto di starmi vicino, chiudo sollecitamente ogni apertura così da farli tutti miei. La rete misteriosa di cui vi parlo è il rosario. Ecco perché vi sproniamo a diffonderlo dovunque.

I raduni che v'invitiamo a formare sono i posti adatti per operare le pesche miracolose. Non devono essere prolungati oltre il necessario, che per la recita del rosario e la lettura di qualche buon pensiero. Nessun pettegolezzo, nessuna mormorazione o chiacchiere inutili. Solo molta serenità dovrete portare, che sarà l'acqua limpida nella quale più facilmente si riesce a pescare. Ancora vi raccomando, sappiate usare tatto e benevolenza.

Se volete fare una pesca enorme, dovete raddoppiare, triplicare, decuplicare la misura della barca. Dovrete cioè avere una fiducia senza misura nella bontà e misericordia di Dio. Se volete accogliere pesci di ogni specie, dovrete accompagnare la vostra rete con quei pregiati ingredienti che i pesci desiderano. Dovrete accompagnare la preghiera con i cosiddetti fioretti, che sono le piccole rinunce a ciò che vi piace e l'accettazione di ciò che vi dispiace.

I pescatori, per lavorare più liberamente, si spogliano di tutto ciò che è ingombrante e non esitano ad infangarsi, pur di raggiungere la loro preda. Ecco le cose importanti che dovete fare: togliervi di dosso tanti pregiudizi, tanto rispetto umano, tanto amor proprio e non esitare a sobbarcarvi di tutto ciò che gli altri vi possono portare sia nel senso spirituale che materiale.

Mi spiego, figli. Se volete nella vostra casa fare un centro di pesca, dovrete rassegnarvi a vedere i vostri pavimenti e le vostre cose sporcarsi e rovinarsi come le scarpe del pescatore.

Se volete accogliere anime per giovare ad esse e ad altre, dovrete accettare che il peso delle loro pene cada un po' sulle vostre spalle, come il cestello del pescatore, e dovrete procurare di dimenticare ciò che vi turba e vi addolora, che appartiene alla vostra vita.

Così, ancora una volta, vi prego di trarre profitto da queste lezioni.

Vi benedico, figli. Andate, la pesca vi attende. Uno solo deve essere il vostro desiderio, il vostro lavoro, il fine delle vostre opere: la salvezza di tutti i figli di Dio.

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