L'amore di Dio

 


23 febbraio 1972.

Figli miei diletti, quanto mi è caro che voi vogliate approfondire le divine verità e che desideriate aver tracciato come un programma, per aderire ad esso e comportarvi in modo conforme alla volontà e alla legge di Dio. Io sono qui per accontentarvi e per tracciarvi la falsariga, seguendo la quale, camminerete diritti per la via del Signore.

Figli, permettetemi che io, per un momento solo, vi parli di me e vi dica quanto fu grande il mio amore per Dio e quanto è grande l'amore che vi porto, che porto a tutti i miei figli della terra.

L'amore di Dio è talmente potente da infuocare i cuori e da renderli capaci dei più grandi eroismi. L'amore di Dio che ha preso sin dalla nascita possesso del mio cuore, lo ha plasmato così da renderlo tutt'uno con il cuore di Dio, proprio come avviene del ferro che mettete nella fornace e che, assumendo il calore e il colore del fuoco, non si distingue più da esso. Fu l'amore di Dio che mi fece amare e cercare unicamente la sua volontà e accettare la croce fino al martirio. L'amore di Dio in me fu una cosa estremamente facile, poiché Egli stesso si era fatto mio Figlio, e mio Figlio lo potevo e lo posso chiamare mio Dio.

Se volete imparare da me, non dovete che chiedermi il mio cuore. Io lo dono alle anime desiderose di amare. Con questo cuore vi sarà facile amare Dio. Lo amerete bambino, lo amerete adolescente, lo amerete maestro e medico delle anime e lo amerete come il Dio che, rivestita la natura umana, s'immola per voi.

Ma voglio dirvi ancora una nota caratteristica della mia vita: l'amore del prossimo, di cui fu permeata tutta la mia esistenza e che non è che la copia dell'amore che il mio Gesù praticò e insegnò ai suoi seguaci, facendone un comando ed una legge. Io amai tutti, i buoni ed i cattivi, così da vedere in essi la riproduzione del mio Figlio.

Amare significa donarsi, immedesimarsi e immolarsi. Questi tre gradi dell'amore furono in atto continuamente nella mia vita e lo sono tuttora.

La mia mansione di Madre, di Maestra e di Corredentrice mi rende continuamente prodiga per la salvezza, il benessere e la felicità dei miei figli.

Vi ho detto che ho copiato dal mio Gesù. Di Lui infatti si può dire che passò facendo del bene. La sua vita pubblica ebbe come emblema questo continuo donarsi: nell'insegnare, nel guarire, nell'avvicinare qualsiasi sofferenza morale, fisica e spirituale.

Chiama attorno a sé degli ignoranti pescatori e li eleva al grado di maestri dello spirito. Accetta e vuole attorno a sé i peccatori, a cui chiede solo un atto di fede per trasformarli.

Risana i lebbrosi, i ciechi, gli storpi, gli zoppi. La sua carità e il suo amore del prossimo lo rendono tenero verso i bambini, paziente con chi non comprende i suoi desideri ed i suoi insegnamenti. La turba affamata della sua Parola lo segue, noncurante del cibo e del riposo.

Gesù sente pietà di tutti. Si commuove per la fede della donna malata da dodici anni, che strappa la guarigione toccandogli il mantello. Si commuove davanti alla fede di Giairo che, fiducioso, chiede la guarigione della figlia, sebbene lontana. Si commuove davanti alla vedova di Nain che porta alla sepoltura il proprio figlio. Si commuove davanti alla tomba di Lazzaro e le lacrime indicano la profondità del dolore. Gesù si commuove anche davanti ai suoi crocifissori, che richiama a conversione dicendo: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno".

Ecco, figli, come a grandi tratti vi ho espresso i due punti principali su cui deve poggiare la vostra vita. Non vi è altra legge che l'amore. La base, il centro, il termine della legge è l'amore. Dio è amore e chi ama vive in Lui. Chi poi non ama l'uomo che vede, come può asserire di amare Dio che non vede?

Avete visto come il mio Gesù si è prodigato per tutti. Figli, chi ama compie la legge. Amare i familiari, gli amici e i nemici, chi vi fa del bene e chi vi odia, chi vi aiuta e chi vi perseguita è un comando, è un programma ed è il solo termometro che misura il vostro cristianesimo.

Agostino diceva: "Ama e fai ciò che vuoi". Io pure ve lo ripeto, poiché chi ama in profondità non arriverà mai a far soffrire la persona amata, offendendola.

Ecco il programma che serve, non solo per il medico, che più da vicino esercita quei doveri che rispondono alle opere di Gesù, ma anche per i padri, le madri e i figli: programma che è l'attuazione dei doveri più sacri e più elementari.

Figli, vi ringrazio e vi saluto. La Quaresima che state trascorrendo vi renda solleciti di compiere quelle opere di carità per cui la fede diventa efficace.

Ricordate che alla fine del mondo, quando il giudizio finale chiamerà tutti a rapporto per la glorificazione del mio Figlio e di tutti gli eletti, il codice su cui sarete giudicati sarà unicamente la carità, l'amore. Sentirete dirvi, secondo il modo con cui avrete condotto la vostra vita: "Venite, benedetti dal Padre mio, a godere il premio che vi è destinato da tutta l'eternità, poiché io ebbi fame e voi mi deste da mangiare, ebbi sete e mi deste da bere, fui nudo e mi vestiste, ecc...". Oppure: "Andate, maledetti, al fuoco eterno, poiché ebbi fame e non mi deste da mangiare, ebbi sete e non mi deste da bere, fui nudo e non mi vestiste".

Ciò che fate ad ogni uomo che vive, in questo mondo per amore di Gesù, è degno di una ricompensa eterna. In vista di un premio è bello agire, ma è umano. Agire per amore è divino. Fate della vostra vita un dono d'amore a Dio per i fratelli.

Vi benedico, figli, e vi amo.

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