Ai medici
22 dicembre 1971.
Figli miei diletti, sono la vostra Mamma immacolata, qui presente in un modo tutto particolare per comunicarvi i miei desideri attraverso i buoni pensieri che andrò suggerendo a questo mio strumento.
Siete in prossimità delle feste natalizie, che tutti si augurano apportatrici di pace e di gioia. Mentre io vorrò effondere nei vostri cuori questi preziosi doni, vi voglio ricordare quanti e quanti miei figli ne sono privi: chi per volontà propria, perché ricercano queste cose dove è impossibile trovarle, chi perché le situazioni familiari o le condizioni fisiche individuali non permettono loro di goderne.
Vorrei che la preoccupazione vostra di uomini di scienza fosse quella di rendere felici quante più persone potete.
La felicità nel vero senso della parola, cioè nel possesso completo di tutto ciò che si desidera, sarà solo in paradiso, ma la gioia che deriva dall'amore fraterno, tutti la possono donare gli uni agli altri, poiché è Dio stesso che la dona per mezzo dei suoi figli.
Ora, figli miei, vorrei continuare nelle mie lezioni a profitto vostro e di tutti coloro che dopo di voi leggeranno queste mie parole.
Siamo arrivati al punto in cui il mio Gesù, tornato dal tempio di Gerusalemme, rimase sottomesso a me e a Giuseppe fino all'età di trent'anni.
Era una preparazione prolungata a quella missione che il Figlio di Dio era chiamato a svolgere nel mondo. Una preparazione di trent'anni per una missione di tre anni. Il lavoro, il silenzio e la preghiera furono il compendio di questa preparazione.
Ogni missione umana corrisponde al compimento della volontà di Dio nel mondo onde realizzare il suo regno.
Ogni missione è importante in se stessa per l'individuo che la compie e per l'umanità che ne beneficia. Le missioni più delicate e di maggior valore sono quelle che mirano al bene spirituale dei figli di Dio, alla loro educazione cristiana, alla loro formazione e al loro indirizzo su quella strada che conduce a salvezza. Tale può essere, oltre a quella dei sacerdoti, anche quella dei genitori, che giustamente sono chiamati ministri del sacramento del Matrimonio e veri sacerdoti del santuario domestico.
Ai genitori si uniscono i maestri, gli insegnanti e tutti coloro che per compito particolare hanno il dovere di istruire e d'insegnare.
Alcuni rivestono una carica particolare di sopraintendenza, hanno una responsabilità diretta delle persone alle loro dipendenze. Questa loro mansione, guardata alla luce della fede, assume il nome appropriato di missione.
Quando però si parla dell'arte medica, la missione assume un'importanza ben grande. Si è soliti dire nel mondo: "Mente sana in corpo sano", quasi a confermare che la vita spirituale di un individuo va di pari passo con quella fisica, così che il conservare e recuperare la salute qualora venisse a mancare, diventa un vero dovere.
Servire il Signore è compito dei cristiani e di ogni uomo che viene in questo mondo. L'uomo deve assolvere questo compito con tutto se stesso: anima e corpo.
Da tutto questo si comprende quanto sia importante la missione del medico.
Vi ho detto che ogni missione dovrebbe essere preparata come quella del mio Figlio, ma quand'anche fosse mancata una preparazione spirituale, non può venir meno il ricorso alla fede e a Dio, nello svolgimento di questa missione. I tre anni di vita pubblica di Gesù ne sono un esempio preclaro.
Ogni malato o bisognoso che si accosta a Lui invocando la guarigione, si sente chiedere: "Credi tu nel Figlio di Dio?".
La fede, come è necessaria a chi desidera ottenere la guarigione, è pure necessaria in chi si occupa di chi è nel bisogno.
Vedete il mio Figlio rivolgersi al Padre quasi per implorare il suo aiuto. Eppure Gesù è Dio e la sua potenza è in tutto uguale a quella del Padre. E non vi pare che con questo comportamento voleva indicare la necessità del ricorso a Dio anche nel compimento dei doveri umani?
Figli, ogni missione viene da Dio e a Lui deve essere chiesto aiuto in ogni frangente.
Quanta maggior luce avrebbero le menti dei medici, se allo Spirito del Signore si rivolgessero quando devono scoprire ciò che è utile al malato e distinguere ciò che è bene. Quanta più sensibilità e grazia per comunicare coi propri pazienti, se la luce che Dio può dare solo con la sua presenza abitasse nel loro cuore! Quanti errori di meno ci sarebbero, quante malattie fasulle di meno, se il Signore attraverso la fede guidasse i diversi consulti!
Figli, la gloria che voi potete dare al Signore dopo aver curato, aiutato e guarito un paziente, di quanti meriti arricchirebbe il vostro patrimonio spirituale.
Ad ogni miracolo compiuto, Gesù elevava il suo ringraziamento a Dio. Quale maggior merito ne verrebbe a voi, se sapeste riconoscere che tutto vi viene da Lui.
Vi ha detto san Paolo che nessuno può nominare Gesù senza l'aiuto di Gesù stesso. Ebbene, se voi saprete risalire alla fonte pensando che l'uomo non si è fatto da sè ma che tutto ha ricevuto da Dio, vi sarà tanto caro elevare il vostro ringraziamento a Lui, riconoscendo umilmente che tutto avete ricevuto.
Figli, sappiate nella preghiera trovare fede e forza. Sappiate nell'umiltà trovare la sincerità di attribuire il merito a chi di dovere.
A voi che siete venuti qui e avete compiuto un atto di fede e di bontà, la mia benedizione particolare che porterete ai vostri cari ed ai vostri malati.
Vorrei fare dono a tutti voi di quel carisma per il quale possiate distinguere, capire e curare quanti più corpi vi sia possibile, dopo averli capiti spiritualmente e dopo aver indirizzato al bene le loro anime.

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