Come si salvano le anime
27 Marzo 1977.
Figli miei, figli diletti, eccomi qui con voi per un miracolo d'amore!
Sono la Madre vostra, Regina del cielo e della terra, Rifugio dei peccatori. Ma perché vi dico questi titoli, che voi già ben sapete? Perché voglio farvi capire che, essendo Madre di tutti gli uomini, sono disposta a lasciare il cielo e la mia qualità di Regina per venire alla ricerca delle anime, che il mio Gesù ha redento col suo sangue, ma che, ribellandosi a Lui, preferiscono il peccato e il male e non vogliono salvarsi.
Io sono nel mondo come quella buona pastora che va in cerca delle pecorelle smarrite, e non mi do pace finché, ritrovatele, le posso prendere fra le mie braccia e riportare a Dio.
Il brano evangelico parla della morte di Lazzaro e del pianto e del dolore delle sorelle Marta e Maria; ed io vi presento i molti lazzari che, avendo perduto la fede e avendo rinnegato ogni principio di morale, sono come morti alla vita della grazia. Voi dovete aiutare la mia opera e, seguendo l'esempio di Marta, dovete accostarvi al Signore e supplicarlo perché operi ancora, e molte volte, quello strepitoso miracolo.
Anche il vostro lavoro può servire a questo scopo, se sapete renderlo preghiera, e cioè se fate di esso un'offerta amorosa a Dio. Quando la vostra attività porta vantaggio alla famiglia o alla società, è un'opera umanitaria che fa bene a molti; ma, se il vostro lavoro viene santificato, ad esso aggiungete qualche cosa di divino, e con l'aiuto materiale che date a una persona, le portate quell'aiuto spirituale di cui in quel momento necessita.
Così si va con Gesù alle diverse tombe che racchiudono anime imbrattate da colpe, che le rendono come morte davanti a Dio, da cui sono staccate.
Se le vostre lacrime hanno valore, lo potete capire quando anche il cuore di Gesù si commuove.
Marta e Maria piangono la morte del fratello, e Gesù è preso da un pianto angoscioso. Molte volte le vostre lacrime sono sciupate. Si piange per un'offesa, per un'umiliazione, per un'incomprensione o per altri futili motivi, e non si piange per quei fratelli che sono tormentati dal maligno e che, vinti dalle tentazioni, sono trascinati nel vortice delle colpe, sciupando i doni di Dio e rinunciando alla vera vita.
Io desidero che voi sappiate piangere. Piansero le pie donne alla vista di Gesù sul Calvario, ma non risalirono alla causa. Chi mai aveva ridotto Gesù in quello stato? I loro figli, i loro mariti! Era un pianto superficiale, era un dolore apparente il loro, che meritò da parte del mio Figlio un rimprovero.
Ma provate ad osservare ciò che avviene anche a voi. Forse vi date tanta pena per una malattia o per un fatto di violenza, e non sapete piangere per i vostri cari che, se fossero colti da morte improvvisa, non potrebbero salvarsi. Sappiate piangere per loro e, se non vi è possibile mostrare il vostro dolore che forse otterrebbe un effetto contrario, sappiate piangere davanti al Signore e far penitenza per i vostri e i loro peccati.
Quando un'anima sa amare, non ha bisogno di tante parole per capire i bisogni degli altri; e chi ama veramente il Signore, non può non capire il valore delle anime e la bruttezza del peccato, e la giustizia di Dio le appare come una cosa inevitabile, ma estremamente bella.
Il vostro amore per Dio non vi fa dimenticare che l'inferno esiste, ma vi mette fiduciosi nella divina misericordia. Questa fiducia dovrebbe riempire il cuore di tutti coloro che aspirano a lavorare per la salvezza delle anime, ma non deve essere dimenticata la penitenza, che Dio esige da tutte le anime.
Chi va alla ricerca del peccatore, sia esso in casa o fuori, deve fare del proprio lavoro, delle proprie lacrime e dell'amore, accompagnato dalla fiducia nella misericordia di Dio, i mezzi con cui segnare la strada.
Le anime si salvano così! Non conta quale sia il passato vostro o degli altri: se si cammina su questa strada, si trova perdono e pace.
Quando Gesù fu davanti al sepolcro, ordinò che si togliesse la pietra. Molte volte le anime ritornerebbero a Dio, ma occorrono mani benefiche che aiutino e che tolgano gli ostacoli. Forse l'indigenza, forse la mancanza di carità riscontrata in chi pratica la religione, o forse il rispetto umano, sono le cause che si frappongono.
Ogni situazione presenta il suo lato da correggere. C'è una pietra da levare? Il dialogo è un grande mezzo. Occorre qualche volta avere coraggio e saper gridare con la parola di Gesù: "Lazzaro, vieni fuori!". Qualche volta occorrerà anche una parola forte, accompagnata da tanta preghiera e da tanto amore, per ottenere il miracolo.
Tutto ciò che imparate alla mia scuola, vi è possibile comunicare e insegnare, purché vi uniate carità e penitenza. Provatevi, ma dovete un po' pagare con quell'amore con cui la Maddalena pagò la risurrezione di Lazzaro: un amore perfetto, quindi non interessato. Vedete nelle anime Gesù da consolare, da amare e da riportare alla luce, poiché nei peccatori Gesù è sofferente, appassionato, agonizzante e crocifisso.
Figli, vi benedico tutti e vi concedo innumerevoli grazie. Sappiate valorizzare la vostra croce, perché essa diventi mezzo di salvezza. Arrivederci!

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