Siate quel lievito che fa fermentare la massa

 


26 ottobre 1971.

Figli miei diletti, sono qui e prego con voi.

Vi state in questi giorni preparando, oltre che alla festa solenne della Regalità del mio Gesù, alla solennità di tutti i Santi, che vi richiama al dovere che incombe su tutti di tendere alla santità, ed infine alla commemorazione di tutti i defunti, specialmente dei vostri cari che vi hanno lasciato perché chiamati all'altra vita.

Vorrei parlarvi a lungo della morte, del paradiso e della santità, ma preferisco dirvi solo qualche parola che vi sia di incoraggiamento a fare il bene, poiché questo è il modo migliore per prepararsi ad incontrare il volto di Dio, giudice e rimuneratore.

Voi siete stati proprio come il granello di senape che è diventato tanto grande e che ingrandisce sempre più.

Io vorrei però invitarvi, come diceva il mio Gesù, ad essere quel lievito che fa fermentare la massa. Il mondo ha bisogno della vostra opera. La fede conculcata, disprezzata o sepolta sotto la cenere, necessita di essere risvegliata.

Come una fiamma, la fede deve ardere nel vostro cuore e le vostre labbra devono esprimere ciò che avete dentro. Si teme di parlare di Dio e dei suoi attributi. Si urtano gli animi, si dice, ma in realtà è perché il pensiero di Dio dà noia, infastidisce ed è perché il rispetto umano rende schiavi.

Forse che un figlio si dovrebbe vergognare di parlare del padre suo quando questi fosse una celebrità o un eroe o un personaggio di valore?

Se la moderazione e la prudenza devono dirigere la vostra vita e dare ad essa un giusto equilibrio, ciò non toglie che voi dobbiate introdurre Dio nel vostro vivere quotidiano, sia con la preghiera, che può essere un ragionare di Lui, un discorrere di Lui, un pensare a Lui, come con il manifestarlo ai congiunti e a chi vi vive accanto con una testimonianza sincera e vera.

Tutto può essere utile in questo vostro mondo.

Le relazioni che vi uniscono ai vostri cari sono benedette da Dio e da me, che pure nella mia vita santificai quei legami di affetto che mi univano ai miei parenti, ma tutti devono sapere che al di sopra e a rinsaldare questi affetti regna sovrano il Signore.

Così si dica della carità e di tutte le altre virtù di cui il mondo necessita. Se beneficate il prossimo e l'azione parte da voi, resta un'azione umana che porta dei benefici umani. Ma se voi, per amore ed in nome di Dio esercitate la carità, chi riceverà benefici da questa azione ringrazierà Dio, riconoscendolo provvidenza infinita, e la vostra azione avrà una doppia ricompensa: una umana e una divina, quella della riconoscenza da parte dei beneficati e quella divina per i meriti che vi accaparrerete.

Figli, il lievito è poca cosa, ma senza di esso il pane non fiorisce nelle mani del panettiere e rimane duro e non gustoso. Ognuno di voi può essere la piccolissima parte di lievito. La prima massa da far fermentare è la vostra famiglia.

Siate esuberanti, siate entusiasti, per poter dare vigore e vita attorno a voi. Una mamma piagnucolona, che si lamenta sempre, non potrà compiere la sua opera. Lasciate intravedere dentro di voi il Signore che rallegra la vostra giovinezza; una giovinezza perenne, infiorata di sacrifici e bagnata di lacrime, è vero, ma in cui brilla il sole della vostra vita, il vostro Dio.

Ed ora ascoltatemi bene: vedo sul mio altare l'effigie di un piccolo adolescente, un Gesù a cui potete dare all'incirca dodici anni, l'età in cui Egli andò nel tempio a discutere con i dottori della legge, e vedo i molti fanciulli e ragazzi che l'ambiente in cui vivono, la scuola, la strada e la società, hanno messo in uno stato pietoso. Sono anime giovanili che hanno perso il senso morale senza averne gustato la bellezza.

Che dovrete fare per essi? Quali saranno le armi con cui dovrete combattere questo grave male che prepara una società rovinata alla radice?

Figli, ecco perché ho ispirato al mio strumento di sostituire per qualche tempo Gesù Fanciullo a Gesù Bambino.

A Lui, che si è fatto Maestro dei dottori, dovete chiedere la sapienza per gli educatori perché sappiano guidare, illuminare ed istruire i giovanissimi; perché li indirizzino a quegli ideali che rendono pregevole la vita e che fanno degli uomini dei veri galantuomini; perché li aiutino a considerare la vita come un dono, con dei doveri da compiere in armonia con Dio, che alla vita ha dato principio, ad avere il senso della dignità e delle proprie responsabilità, che rende attenti e timorosi di passare dalla categoria dell'animale ragionevole a quella del bruto; e perché li abituino al pensiero della presenza di Dio e della vita futura che attende ogni uomo.

Questi sono i pensieri e i principi da inculcare nei vostri ragazzi ed in quelli di tutto il mondo, senza escludere l'ideale dell'amor patrio, poiché anche il mio Gesù ed io abbiamo amato la patria.

Occorre infine insegnare loro ad usare bene dei doni della vita, considerando come amici coloro che non li possiedono: i poveri, i malati, i meno intelligenti e tutti coloro che, lavorando di braccio, sono ritenuti inferiori agli altri.

A tutti questi ideali, visti nella loro giusta luce, devono tendere i genitori e gli educatori nell'educare i loro fanciulli, dando ad essi il pensiero esatto di quella figliolanza divina che rende tutti fratelli.

Con queste delucidazioni ed istruzioni vi rendo un po' maestri di vita cristiana e vi mando perché possiate spargere il seme un po' dovunque. Vi benedico tutti, figli miei, e vi amo tanto.

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