I dolori più grandi della mia vita
1 settembre 1974.
Figli, sia pace a voi e a tutto il mondo. Ecco, sono con voi, sono la Vergine Addolorata.
Voi volete sapere quali furono le sette spade, cioè i sette dolori più grandi della mia vita. Io ve ne parlo. Non potrete però capire l'immensità di questi dolori, poiché molti fattori concorsero a renderli tali. Anzitutto la mia chiamata ad essere corredentrice del genere umano, per cui il mio dolore doveva rasentare quello del mio Figlio. Ma anche la capacità di soffrire, datami da Dio, contribuì alla sua estensione.
Mi spiego, figli. Se voi avete un recipiente piccolo, potete raccogliere in esso poca acqua; se esso è grande, ne potete mettere di più. Il mio cuore fu il recipiente in cui Dio poté riversare il suo amore e, per conseguenza, il più grande dolore. Gli uomini hanno poi fissato le tappe del mio dolore, anche se esso cominciò dalla nascita, avendomi il Signore concesso l'uso della ragione fin dal primo istante.
Secondo queste tappe, la prima lancia che mi ferì il cuore fu quella della profezia del santo vecchio Simeone. Viveva costui in attesa del Messia e, quando mi vide varcare la soglia del tempio, mi venne incontro ed esaltando il Signore mi predisse che il mio Figlio sarebbe stato segno di contraddizione, a salvezza e a perdizione di molti. Mi si parò in quel momento davanti agli occhi tutta l'umanità e i molti che, rifiutando la salvezza, si sarebbero perduti per sempre.
La mia qualità e il mio compito di Madre mi era stato ben definito. Io avevo concepito il primogenito, ma, dopo Lui, tutti gli uomini aspettavano da me la generazione alla vita della grazia. Fu in quell'istante come se mi fosse stata predetta la morte di un numero stragrande di figli veri che io amavo immensamente.
Poi venne la seconda spada e fu la forzata fuga in Egitto. Lasciare casa, patria, parenti, trovarsi in paese sconosciuto senza mezzi, sarebbe stata cosa già dolorosa, ma non fu il più grande dolore. Io dovevo fuggire col mio bambino e molti bambini dovevano pagare la sua fuga col sangue. Molte mamme avrebbero pianto su un'immane carneficina.
Poi il bambino crebbe e, ritornati a Nazareth - dove Giuseppe ed io ci dedicavamo con tutto l'amore a questo fanciullo - per obbedire alla legge portammo il nostro Gesù al tempio, avendo Egli compiuto i dodici anni. Doveva, per così dire, divenire uomo ed entrare in società. Al ritorno lo smarrimmo. Nessuno può immaginare come tagliente fu questa spada che mi trapassò il cuore. Forse qualche mamma che ha avuto un figlio buono disperso potrebbe capire qualche cosa, ma non tutto, poiché in quel momento veniva messa fortemente alla prova la mia umanità e la mia fede. Ricordate che Gesù era Dio e io dovevo considerarlo tale in ogni momento di gioia e di dolore.
Come posso parlarvi di quella spada che mi trafisse quando incontrai il mio Gesù sulla via del Calvario, ridotto un essere ributtante per il modo con cui avevano strappato e insanguinato il suo viso e il suo corpo? Come dirvi il mio dolore quando vidi che veniva inchiodato sulla croce? quando, innalzato sopra di essa, lanciò il grido "ho sete!" e non potei dissetarlo? quando lo vidi in mezzo a due malfattori? quando sentii raccomandare lo spirito suo al Padre?
Figli, non vi è dolore che possa paragonarsi a quello di una madre che vede morire il proprio figlio ed è resa incapace d'aiutarlo. Ma quando me lo vidi fra le braccia, morto, allora avrei voluto additarlo a tutti coloro che furono la causa di questa crudele uccisione.
Se con la morte di Lui fosse tutto finito e gli uomini si fossero resi conto del gran male fatto e si rendessero tuttora conto di esso, avrei sosta nel mio dolore, ma le sette spade sono tuttora confitte nel mio cuore.
Ancora molti rifiutano la salvezza, per cui la contraddizione continua. Il Padrone del mondo ancora, come dalla sua nascita, deve molte volte cercare rifugio in terre straniere. Viene asportato dai suoi tabernacoli. Viene cacciato da interi paesi e nazioni. Se tenete conto che il corpo dell'uomo è tempio dello Spirito Santo, da quanti templi viene allontanato solo perché a Lui si preferiscono le cose del mondo. Ma non vi pare che il mio cuore debba soffrire ora come allora anche per la strage degli innocenti, cioè per la morte spirituale causata dallo scandalo, e per i tanti omicidi e le tante violenze fatte al corpo di tanti innocenti?
Il viaggio al Calvario continua, e vedo per le vie del mondo il mio Figlio prediletto raffigurato nei sacerdoti che hanno tradito la loro vocazione, in tanti buoni che si rifiutano di portare la croce e di fare la volontà di Dio.
Vedo il mio Figlio ancora crocifisso in tutti quei giovani e quei popoli a cui è negata la libertà di credere e d'amare Dio. Ancora, il grido invocante la salvezza delle anime esce dal cuore del mio Gesù e fa eco nel mio cuore. Ancora e continuamente, il mio Gesù offre al Padre la sua vita ed io la offro a tutti, perché finalmente accettino e si umilino davanti a Colui che vuole tutti salvi.
Ecco il mio dolore, espresso in così brevi ed affrettate parole. Sappiate capirmi e consolarmi. Se i vostri dolori vi sembrano insopportabili, sappiate che, oltre che per il vostro dolore, io soffro per quello di tutti gli uomini. Sì, cari, le vostre sofferenze sono mie, e voi fate vostra la mia preoccupazione di togliere dal mondo la causa di tanto dolore per tutti: il peccato. Ne gioiremo assieme, dopo aver accomunato le nostre lacrime.
Vi benedico, figli, e vi amo tanto. Prometto di consolarvi ed aiutarvi sempre.
Commenti
Posta un commento