Così porto le anime a santità
10 settembre 1974.
Figli diletti, eccovi qui come fiori di uno stesso giardino. Io vi guardo e mi compiaccio di voi per i desideri buoni che avete. Sono santa Maria, figli, e, mentre vi guardo, penso alla vostra santità, penso cioè alla vostra fisionomia, diversa una dall'altra, penso al vostro profumo, penso che molta strada dovete fare con me, alla mia scuola, sotto la mia cura di giardiniera e di madre.
Ognuno di voi per strade diverse, in condizioni diverse, deve arrivare a possedere una statura spirituale che lo renda simile a Gesù. Come un fiore non potrebbe desiderare d'essere un altro fiore, e di essi non si può dire che uno sia più bello dell'altro perché ognuno con la sua caratteristica ha una bellezza inconfondibile, così nel giardino del Signore dovete essere tutti belli e crescere in santità adoperando ciò che Dio ha messo nella vostra natura umana. Ciascuno di voi deve essere sé stesso e deve santificarsi col proprio carattere, con la propria personalità, nella propria famiglia o comunità, nella parrocchia, nella nazione che il Signore, chiamandolo alla vita, gli ha indicato come patria, oppure dove il Signore, avendolo chiamato mediante una vocazione speciale, ha voluto che fosse trapiantato.
Ogni anima è cara a Dio e viene corredata di tutto ciò che le necessita. Occorre però umilmente rivolgersi a Lui e chiedere. È vero che Dio sa tutto ciò di cui avete bisogno, ma, come durante la sua vita mortale Gesù guariva i malati che si presentavano a Lui, istruiva coloro che lo seguivano e per essi operava i più strepitosi miracoli, così anche oggi Egli benefica e dona i suoi favori a coloro che glieli chiedono e che gli sottopongono le loro necessità.
Le più grandi piaghe da sanare sono quelle che riguardano lo spirito. Sono i difetti, che qualche volta, essendo accarezzati e non combattuti, diventano come quelle piaghe cancerose che gradatamente si diffondono a tutto l'organismo.
Quando venite qui, avete il cuore gonfio e vorreste far scomparire tutte quelle pene che l'appesantiscono e l'addolorano; ma forse non sono pene giustificate o sono la conseguenza di un mancato adempimento dei vostri doveri, per cui servono come espiazione. Quando però riuscite a rendervi conto della bontà di Dio, che vi fa soffrire per vostro bene, cominciate ad amare la croce; allora diventate grandi davanti a Dio, poiché cominciate ad apprezzare le parole di Gesù: "Chi vuol venire dietro a me, prenda la sua croce e mi segua".
Così, distrutte le parti negative che sono in voi, diventate come l'albero che produce frutti buoni. Distrutti i difetti, crescete nella grazia. Lo so che molte volte promettete e poi ricadete nelle stesse colpe a breve distanza di tempo, ma, se ve ne pentite e procurate di correre subito ai ripari, trovate le braccia di Gesù aperte per accogliervi, trovate il mio cuore aperto per farvi dimorare con me, accanto a me e farvi godere delle mie tenerezze materne.
Lungo i secoli, fin dall'inizio della Chiesa, io fui accanto agli apostoli per renderli capaci di fare il bene secondo i desideri di Gesù. Sempre così mi comportai e mi comporto: lavoro le anime alla mia scuola. Le avverto delle loro deficienze ed imperfezioni, le allieto coi miei doni, poi le provo, cioè misuro la loro fede e il loro amore sottoponendole alla prova. Se perseverano, se continuano ad essermi fedeli e soprattutto fedeli alla legge di Dio, le riempio di fuoco e di zelo, per cui non conoscono più limiti al loro operare, e col desiderio camminano per il mondo e fanno delle loro giornate un'offerta continua. Così porto le anime a santità. Mi occorrono queste anime semplici che, abbandonandosi alla mia direzione, diventino fari di luce anche per gli altri.
Qui tra voi deve esserci una gara di bene. Senza invidie, senza gelosie, senza preminenze. Tutti uniti, tutti tesi a togliere il male e a diffondere il bene.
Forse quella mamma sola pensa di non aver più nulla da fare nella vita. Ha perso il marito, ha sposato i figli e sente nel cuore l'amarezza della solitudine. No, figlia, ancora hai da lavorare con me per rendere profumato il fiore della tua vita. Con la preghiera ti devi sentire in compagnia di tutti, e col sacrificio e con la bontà arriverai a molti cuori, che riceveranno e daranno a te la gioia di vivere.
E quel figlio e quella figlia che sentono, nella tribolazione della malattia e nel malessere di tutta la persona, una menomazione della loro felicità, no, non si lascino turbare da questi tristi pensieri; pensino che più una giovinezza è pura, più è cara al cuore di Dio. Non la salute e il benessere sono fonte di gioia, ma l'umile accettazione della realtà che si deve vivere momento per momento.
Tu, figlio, che eserciti una missione quanto mai delicata che rasenta quella del sacerdote e ti lasci qualche volta suggestionare per tutto quel male che altri seminano e in cui vorrebbero coinvolgerti, fatti coraggio, prosegui il tuo cammino. Quando curi i corpi, pensa di essere d'aiuto anche alle anime. Butta lì qualche parola di fede, scenderà nel cuore dei malati e farà loro del bene.
Tu, figlia, che nella scuola speri sempre di fare del bene e trovi mille ostacoli che ti fermano, fatti coraggio, semina; non importa se in apparenza non vedi nulla, Dio vede tutto e t'aiuterà.
Tu, mamma, che piangi per aver seminato bene e stai raccogliendo male, fatti coraggio: ogni lacrima brilla per te nel cielo come una stella. Abbi fede e fiducia. Ama, prega e soffri. Dio vede tutto e tutto premia.
Vorrei continuare per ogni persona e per ogni categoria di persone. Dico soltanto ad ognuno di voi: così come siete oggi, sappiate che dovete santificarvi. Santa Maria prega per voi.
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