Giuseppe il giusto
19 marzo 1974.
Figli miei diletti e cari, non meravigliatevi che, sebbene sia qui presente in un modo meraviglioso e provvidenziale il mio sposo Giuseppe, io stessa voglia parlarvi di lui per incoraggiarvi ad amarlo, ad imitarlo e a pregarlo con sempre maggior fervore, così che ne vengano alla Chiesa e al mondo quei vantaggi spirituali di cui abbisognano.
Come vorrei farvelo conoscere intimamente, Giuseppe! Come vorrei farvi capire la sua santità che eccelle in un modo meraviglioso sopra quella di tutti i santi! Non fu infatti l'importante missione affidatagli che lo rese ben accetto allo sguardo di Dio, ma quella vita interiore di grazia che andò momento per momento, crescendo in lui per l'adesione perfetta e silenziosa alla volontà di Dio.
L'amore di Dio e del prossimo, che forma il compendio dei comandamenti, assorbiva per così dire ogni suo pensiero, affetto ed azione, per cui ad ogni istante, se qualcuno o Dio stesso gli avesse chiesto che cosa stesse facendo, Giuseppe avrebbe potuto rispondere con sincerità: "Io amo".
I santi del paradiso sono le gemme che incastonano il trono di Dio, ma tra queste gemme ve n'è una il cui splendore intenso e tersissimo non può esser messo a confronto con nessun altro.
La giustizia praticata ad ogni istante verso Dio, verso il prossimo e verso sé stesso gli ha reso l'appellativo di "giusto", una vera qualità globale che è come l'espressione significativa d'ogni virtù.
Quando nel mondo si parla di giustizia, solitamente si distinguono doveri e diritti, ma chi vuol fare giustizia pretende diritti a non finire e dimentica i suoi doveri.
Giuseppe, il giusto, fu un modello in cui si poteva riscontrare la precisione massima nell'osservanza dei doveri fino allo scrupolo, per cui non sarebbe potuto essere più giusto di quanto lo fu. La missione di padre putativo del Figlio di Dio fatto uomo esigeva un tale esempio, una tale perfezione, per cui Gesù avrebbe dovuto imparare da lui. E fu veramente così. Gesù imparò da Giuseppe non solo il vivere civile ed umano, ma anche il comportamento religioso verso Dio e tutto l'insieme di quelle virtù che facevano di un uomo un vero Israelita.
Quando la tentazione, la malattia, la miseria con tutto quel complesso di sacrifici che essa comporta, bussano alla porta di casa, la fede molte volte subisce delle scosse e molti si trovano come agitati dal dubbio. Giuseppe passò per tutte le prove dolorose della vita. Voi direte che era guidato dalla mano invisibile di Dio. Ma appunto perché invisibile, l'ubbidienza a dei comandi, anche se dati nel sonno a mezzo di angeli, fu veramente un continuo eroismo.
Non ebbe la gioia di vedere il suo Figlio risorgere e non ebbe consolazioni di sorta, eccetto quella di vedere questo Figlio adottivo, ubbidiente e docile, apprendere la sua arte ed amare il lavoro come l'aveva amato lui stesso.
Così giusto nel suo comportamento verso Dio, lo fu anche verso il prossimo, di cui subì le ingiustizie e le cattiverie in modo esemplare.
Gesù era Figlio di Dio e come tale non avrebbe dovuto aver bisogno di nulla dagli uomini, ma la divinità era per così dire nascosta anche a Gesù stesso, per cui l'umanità di Gesù era affidata a quest'uomo che non rifulgeva esteriormente per cose grandiose, ma che compiva in modo perfetto ogni suo dovere.
Il mio Giuseppe ama il vostro gruppo perché non si fa in esso troppo rumore e nel silenzio lavorate e vi santificate. Che mi resta perciò da fare qui accanto a lui ed accanto a voi? Vi devo incoraggiare a continuare nel silenzio e con buona volontà a fare tutto quel bene che potete. Quando vorreste fare di più e vi sentite come tagliare le ali, pensate che non sono le molte opere che contano, ma l'amore di Dio e del prossimo che le dirige.
Se volete assomigliare a Giuseppe, praticate la giustizia perché si possa serbare di voi un ricordo eterno in questo senso. Se amate compiere opere grandi, guardate lui che, pur avendo la missione più eccelsa da compiere, seppe nascondere così bene la sua importanza da esser nominato con disprezzo "fabbro", come dire che niente di buono poteva venire da un uomo come lui.
Amate il nascondimento, cioè non ricercate la vostra gloria in questo mondo; è vanità il cercarla. Le vostre opere però, compiute come atto di giustizia nell'osservanza della legge di Dio e come atto di bontà verso i vostri simili, splendano davanti agli uomini perché essi sentano il dovere di lodare e ringraziare Dio.
La morte del mio Giuseppe fu la più desiderabile. Gesù diceva per lui quei salmi che avevano dato alla preghiera familiare tanta gioia, mentre gli prometteva che presto lo avrebbe liberato dal limbo e portato con sé nella gloria. Ed io lo confortavo con la mia assistenza e la mia tenerezza.
Questa santa morte sarà pure la vostra, non temete. Se i santi del paradiso potessero narrarvi i prodigi compiuti per la salvezza loro e di tutti coloro che s'affidano alla protezione di Giuseppe, ne verrebbero dei racconti meravigliosi di grazie straordinarie.
Fiducia e avanti! Affidategli i vostri cari e lasciategli con vera fede la responsabilità della loro salvezza. Giuseppe è grande sulla terra e nel cielo.
Vi benediciamo, figli, e vi promettiamo di santificare le famiglie che affiderete alla nostra custodia.
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