Perdonare per essere perdonati

 




6 Febbraio 1977.

Figli miei, eccovi qui come pulcini che aspettano l'imbeccata, come bambini desiderosi di ricevere dalla Mamma celeste un dolcetto, ossia una parola buona che vi incoraggi e vi aiuti. Purtroppo, non tutte le vostre situazioni e il vostro comportamento meritano una lode. A qualcuno dovrei dire anche severamente: non puoi continuare così; il tuo modo d'agire non è conforme al volere di Dio. Nonostante questo, io vi accolgo e vi mostro la verità. V'invito a fare le vostre scelte.

Vi sentite di seguire il mio Gesù? Egli vi invita a prendere la vostra croce e ad abbracciarla con amore, per sentirne meno il peso. Vi invita a seguirlo chiamando altri al suo seguito e vi incita ad amare tutti, mettendo in prima fila coloro che chiamate nemici, perché in un modo o nell'altro vi hanno danneggiato.

È questo, figli, il punto più difficile per il cristiano: il perdono delle offese. Oh, non ditemi che ricevete i Sacramenti, se covate nel vostro cuore certi rancori a cui non intendete porre fine! O si perdona e si è perdonati, o non si perdona e si ripete la parabola dei denari.

Un tale aveva contratto un debito col suo padrone. Egli fu chiamato per la resa dei conti, ma non potendo pagare il suo debito abbastanza rilevante, supplicò il padrone che volesse perdonarglielo. Il padrone acconsentì, ma, appena uscito dalla sua casa, il debitore trovò un amico che gli doveva una piccola somma. Non valse che questi si prostrasse davanti a lui e che lo supplicasse di perdonarlo. Avrebbe pagato fino all'ultimo centesimo, diceva; ma quegli non accettò e lo fece mettere in prigione. Quando il padrone seppe il comportamento tenuto dal suo debitore, lo fece chiamare e legare mani e piedi e lo fece buttare in prigione.

Figli, è veramente così. Un grosso debito avete contratto tutti con Dio, e il vostro simile qualche debituccio con voi. La severità e l'ostinazione che mettete nel non voler perdonare, incontra la giustizia di Dio, che diventa severissima.

Meglio sarebbe abbondare in bontà fino ad essere reputato sciocco, piuttosto che meritare il rimprovero accorato di Gesù: "Poiché non perdoni, io non ti posso perdonare". È vero che il perdono esige, da parte di chi ha sbagliato, il pentimento; ma come si può sapere fino a che punto arriva il dispiacere di avere sbagliato, se esso è nel cuore, poiché è un sentimento interno?

Meglio abbondare in misericordia e lasciare a Dio ogni giudizio. Quando il vostro pensiero vorrebbe sostituirsi a quello di Dio e vorreste essere più giusti che buoni, ricordate le vostre imperfezioni e vedetevi vicino l'occhio severo del Padre che vi fa riflettere.

Lo so che molte volte i buoni diventano lo zimbello di coloro che, più audaci e meno sensibili, agiscono egoisticamente e con prepotenza, ma quale vantaggio avrete imitandoli? Se la vostra mitezza, unita alla vostra fede, vi dà forza per mostrare la verità e difendervi, fatelo; ma non sia mai che nel vostro cuore si conservi quel serpe velenoso che è il rancore o l'odio, che vi rende nemici di Dio.

Il demonio è nel mondo come principe e seduce le anime. Quando vuole arrivare ad impadronirsi di esse, usa una strategia tutta particolare. Egli comincia col seminare divisioni. Quando il cuore non ama e non ha pace, non si riesce a pregare e tutto ciò che riguarda la fede e l'amore diventa un peso.

Nasce il pensiero di addossare la colpa agli altri. Da questo pensiero fisso deriva molte volte ciò che voi chiamate esaurimento; da questo, un senso di solitudine e di angoscia che porta alla disperazione.

Quanto sarebbe più utile, allorché ricevete un'offesa o vi viene causato un dolore, il rivolgersi a Dio, perché attraverso la preghiera voglia riparare i vostri e gli altrui sbagli, portando la pace in tutti!

Quando poi la discordia è tra persone della stessa famiglia, essa si trasforma in un inferno e i più giovani, solitamente i figli, ricevono quegli scandali che lasciano un'impronta indelebile. Se i bimbi sono infelici per colpa dei loro cari, cresceranno con un senso di disgusto della vita, che nessuna cosa servirà a distruggere. Quando poi le liti ed i rancori sono tra persone che credono in Dio e che vanno ai Sacramenti, resterà nei familiari un disgusto per la fede, che porterà danno alla Chiesa e a tutti coloro che frequentano la Chiesa stessa.

Sappiate, figli miei, che non vi è nulla al mondo di più diabolico che conservare odio verso il prossimo, qualunque sia l'offesa che abbiate ricevuto, perché esso vi chiude non solo il cuore di Dio, ma anche la porta del cielo.

Ed ora permettetemi, figli, d'invitarvi a compiere tutti quei gesti di bontà e tutte quelle opere che servono a conciliare gli animi. Vi chiamai altre volte portatori di pace. È un compito che vi affido continuamente. Dove entrate voi, deve entrare un raggio di sole. Il vostro sorriso, il vostro desiderio di concordia, deve farvi dimenticare anche i vostri diritti, qualche volta, specie quando i diverbi sono fra marito e moglie, fra genitori e figli. La bontà di Dio, che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi, sia il vostro modello.

Quante volte motivi futili vi mettono a soqquadro l'intelligenza e la volontà, così da rendervi poco meno che pazzi! Siate vigilanti, combattete il demonio e portate pace e amore dovunque. I vostri cari sono miei figli, amateli sempre; e anche i vostri nemici sono miei figli, amateli e perdonateli. Vivrete meglio e avrete tutto da guadagnare.

Figli, vi benedico tutti. Ai bambini presenti il mio tenero bacio, che li renda non solo buoni, ma santi. A tutti un festoso arrivederci!

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