Cosa c'è nell'inferno

 


21 febbraio 1971.

Figli miei diletti e cari, che un affetto filiale e devoto ha riuniti qui ai miei piedi con gioia, per ricevere la mia parola ed il mio aiuto materno, siate benedetti! Io vi osservo e scorgo tutto ciò che in voi vi è di buono, di meno buono e di cattivo. Ma scorgo anche la vostra buona volontà, e i desideri di bene che vi animano mi fanno dimenticare tante imperfezioni e tanti difetti. Io vi conosco e vi amo. Io vi amo e vi voglio tutti salvi, anche se il maligno lavora indefessamente attorno a voi per danneggiarvi nel corpo e nell'anima. Vi ho parlato, in questo periodo, del paradiso e del giudizio di Dio; vorrei oggi parlarvi di quel luogo tenebroso creato dalla giustizia di Dio. Vorrei che vi scendeste per alcuni istanti in spirito, per evitarvi di scendervi per sempre. Vorrei, cioè, che nella meditazione delle gravi ed irreparabili sofferenze a cui vanno incontro le anime dei dannati, un grande terrore e un senso vero di timore v'invadessero così da rendervi quasi impossibile l'andarci. Quando, dopo la ribellione degli angeli, trasformati in demoni, ebbe inizio l'inferno, quel luogo dove essi furono precipitati, Dio non avrebbe voluto mandarci nessun uomo, perché ad ognuno di essi Egli aveva preparato un posto in paradiso. Ma nessuno avrebbe dovuto abusare della sua misericordia infinita. Dio Padre avrebbe mandato sulla terra il suo divin Figlio, che abbondantemente avrebbe riparato tutti i peccati di tutti gli uomini, di tutti i luoghi e di tutti i tempi. Essendo pur sempre di valore infinito, sarebbe bastata una sua goccia di sangue a soddisfare la giustizia di Dio, offesa da tutti i peccati del mondo. Occorreva come occorre tuttora, umiliarsi, chiedere perdono ed invocare la divina misericordia. Ecco, figli miei, che pur essendoci un luogo nel quale i figli ribelli cadono inesorabilmente, basterebbe che con un atto della loro volontà gli uomini aderissero all'opera della redenzione, per essere risparmiati da una pena eterna. Eppure lo credereste? L'inferno si va continuamente popolando di anime che rifiutano la misericordia e la salvezza e che, burlandosi di Dio e dei suoi castighi, cadono in questo luogo, dove una sofferenza immane li tormenterà per sempre. Sono migliaia e migliaia di anime che, impreparate ed in peccato, si presentano davanti a Dio Giudice, persistendo nel loro proposito di odio verso di Lui, odio che le accompagnerà per tutta l'eternità. Come un'anima cade nell'inferno, dopo il giudizio particolare, vi resta, e anche se Dio stesso volesse, in un atto d'amore infinito, chiedere ad essa di ricredersi ed umiliarsi per essere perdonata, essa rifiuterebbe, come rifiuterebbero i demoni di umiliarsi davanti a Dio. Ora vi dovrei dire che cosa c'è nell'inferno, ma voi non lo potrete capire pienamente, poiché dovreste conoscere e sapere veramente chi è Dio, per capire la pena maggiore che tormenta i dannati. Essi capiscono che Dio è presente nell'inferno con la sua giustizia, dalla quale si sentono come schiacciati, ma ne avvertono la mancanza. Dio è il respiro dell'anima. Le anime dei dannati non godono di questo respiro. Vi sembra tanto brutto quando il vostro corpo, colpito da un attacco di asma, non vi permette di respirare e vi accorgete che non potete durare a lungo. Quando una persona, creduta morta, viene qualche volta sepolta viva, il risveglio in quel luogo che le impedisce di avere aria è terribile e fonte di disperazione. Ebbene, i dannati in un agitarsi continuo ed in una sofferenza atroce, fatta di odio satanico, cercano disperatamente un filo d'aria. Quest'aria per loro è Dio. Ma vi sono altre pene che perpetuano nel tempo che non ha più né principio né fine. Tutte le cattiverie di cui essi furono protagonisti, le bestemmie e le nefandezze praticate sulla terra, sono in quel luogo e saranno continua occasione di sofferenza e di odio. Anche se il corpo fino al giorno del giudizio finale sarà separato dall'anima, i dannati sentiranno nel fuoco eterno, che arde senza consumare, bruciare ogni parte del loro corpo. Avete sentito qualche volta di persone che, avendo avuta amputata una gamba od un braccio, accusano male a quegli arti che sono stati tagliati. Ecco, nell'inferno le anime dei dannati soffrono come se il corpo fosse ancora con loro, come del resto i beati in paradiso invece godono, si distinguono e si amano. A tutto ciò che di nauseante e di terribile voi potete immaginare, aggiungete la mancanza di quella fratellanza che farebbe dire agli uomini di questa terra: "Mal comune mezzo gaudio". È un incontro di nemici che resteranno tali per sempre. I demoni che tanto hanno lavorato perché le anime si perdessero e coloro che forse in vita furono compagni nel male, sono tra loro separati e resi simili da un odio infinito che durerà sempre. Vi furono scrittori e poeti che parlarono di ciò che si soffre in quella bolgia di dolore disperato che è l'inferno. Ma nessuno mai potrà arrivare a comprendere cose tanto atroci, volute dalla cattiveria delle creature che da Dio stesso hanno avuto la vita. Figli miei, non meravigliatevi che io, Madre della misericordia, parli a voi in questi termini. Come una mamma che, vedendo il suo bambino vicino ad un precipizio, si dà da fare in tutti i modi per distoglierlo, così io in questi giorni in cui così poco si parla dell'inferno e con tanta leggerezza, ve l'ho voluto in un certo senso mostrare perché non abbiate a cadervi. L'amore di Dio ha steso sopra quel luogo di dannazione eterna come una rete fittissima, e soltanto chi lo vuole può penetrarvi. Io vi sono vicina sempre. Ma affinché le mie parole siano efficaci, non prendetele con troppa leggerezza. Fuggite il peccato, e se la vostra debolezza e il maligno vi fanno cadere, non esitate a buttarvi fra le mie braccia. Io vi accoglierò e vi otterrò il perdono. Figli miei, vi abbraccio ad uno ad uno, appoggiandovi sul mio cuore. Non sfuggitemi dalle mani perché lontani da me non trovereste che inquietudine e tristezza.

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