Vi presento tre categorie di persone

 


22 gennaio 1974.

Figli diletti e cari, eccomi qui ancora desiderosa di darvi luce e conforto. Sono la vostra Mamma, la vostra Guida.

Vedo qui molte persone. Ognuno ha una sua fisionomia fisica, morale e spirituale. Ognuno, venendo qui, ha portato le sue intenzioni e i suoi desideri. C'è chi è venuto per chiedere grazie materiali, chi spirituali. Qualcuno è venuto per curiosità. Ha detto in cuor suo: voglio andare a vedere. E io di tutti so perdonare anche i lati deboli. Dove manca la fede, la metto. Dove manca l'amore, lo porto. Anche la curiosità di Zaccheo fu premiata da Gesù, vi ricordate? Era salito su un albero per vedere meglio.

Io qui accolgo tutti, tutti aiuto e benedico, anche coloro che temono, consacrandosi a me, di prendersi degli impegni troppo gravosi. Io vi sono Guida e Maestra come le mamme lo sono per i loro bambini. Non sfuggitemi dalle mani, vi prego. Per ciò che dipende da me faccio l'impossibile.

Vi voglio però oggi presentare tre categorie di persone, ad una delle quali può appartenere ciascun uomo, guadagnandosi così un esito positivo o negativo della propria vita che può avere una proiezione nell'eternità.

Vi è la categoria di coloro che pensano di essere degli arrivati. Pensano di aver la scienza infusa e di non aver nulla da imparare da nessuno. Nella ricerca della verità si fidano solo di sé e vorrebbero penetrare i più reconditi misteri naturali e soprannaturali. Questi sono i superbi a cui il Signore non solo toglie la sua luce, ma che abbatte e disperde. Dio resiste a costoro perché nella loro grande miseria si confrontano con gli altri, che trovano sempre di poco conto e cattivi.

Se possiedono qualche dono, lo presentano a Dio e al prossimo vantando diritti e meriti come fosse roba loro.

A questa categoria così bene rappresentata dal fariseo nel Vangelo, vi prego di non voler mai e poi mai appartenere, poiché, se Dio Padre ha pietà di tutti, non ha pietà di coloro che pensano di non aver bisogno di Lui, e li abbandona a se stessi.

Ma vi è un'altra categoria che ugualmente addolora il cuore del Padre. Sono coloro che si lasciano abbattere e, sfiduciati, rinunciano alla lotta. Vorrebbero fare qualche passo avanti, ma non trovano in se stessi la forza di superare le difficoltà anche più insignificanti. Sono al margine della strada, guardano lontano, ma non vogliono camminare e vincersi. Vi diranno costoro che tutto va male, ma non sanno ricorrere in ogni momento a Dio, sommo Bene. Le lacrime, che come gemme preziose dovrebbero dar pregio ai momenti più solenni e più dolorosi della vita, vengono da essi sciupate per dei nonnulla. Vorrebbero imporre a Dio la propria volontà e costringerlo ad assecondarli in tutto.

Queste persone diventano insopportabili a se stesse e agli altri con quelle lamentele continue che non sono che mancanze di fiducia in Dio e nel prossimo. Così nella tristezza, nel malumore e nell'incuria di tutto, persino della propria persona, si rendono incapaci di proseguire il cammino. Non aumenta in loro la virtù, perché non ne sentono l'attrattiva. Chiuse nel proprio egoismo, non pensano che a combattere contro nemici inesistenti, odiando molte volte tutti e tutto.

Figli, anche a questa categoria dovete fare in modo di non appartenere. Il cristiano deve vivere di fede e la gioia deve impreziosire anche le ore tristi. Il cristiano e anche coloro che non possiedono la vera fede, devono anelare alla verità come il cieco anela la luce. Devono amare e camminare per la via della perfezione, cercando in ogni azione quella perfettibilità che è innata in ogni uomo.

Chi possiede la fede vera, può salire con più facilità, con l'aiuto della grazia. Per tutti gli altri supplisce il desiderio della verità e l'amore del prossimo, praticato secondo il Comandamento da Dio impresso nell'anima.

Qui dovete aggregarvi, a questa categoria che cerca il Bene, che lo vuole raggiungere superando giornalmente tutte quelle miserie e sciogliendo quei lacci che impediscono di procedere. È un lavorio che deve continuare per tutta la vita senza timore delle cadute, delle tentazioni e dei pericoli, sicuri che accanto a voi c'è sempre la Mamma vostra che vi rialza e che vi indica la giusta strada. Non temere il pericolo non vuol dire però buttarvisi in mezzo a capofitto, ma saperlo anche sfuggire a tempo opportuno con quella prudenza che vi fa aprire gli occhi.

Sappiate guardare la meta, figli, e credete fermamente che Dio è l'Imbattibile, il Forte, il Sovrano di tutte le genti, che nessun demonio potrà mai vincere e superare. Raggiungerlo in paradiso e partecipare alla sua gloria: è questa la meta e vi si arriva passo passo, con queste vostre giornate di preghiera, con le opere buone compiute per suo amore e cercandolo ovunque: nel vostro cuore, nella vostra casa, nelle vostre chiese, nei fratelli che vi circondano e nel creato che vi parla di Lui. Se lo volete, Egli è vostra possessione, Re delle vostre famiglie, vostro nutrimento, compagno e vittima sull'altare, vostro Padre nei cieli in cui vi attende.

Vi benedico, figli, e vi abbraccio dicendovi con sempre rinnovato affetto: camminiamo insieme alla ricerca della verità e del sommo Bene.

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