La pratica della pazienza
11 dicembre 1973.
Figli miei diletti e cari, sia pace a voi. Sono la Madre della santa pazienza e desidero rivolgervi un invito quanto mai pressante, perché possiate crescere sempre più nell'esercizio di questa virtù così importante nella vita.
La pazienza, infatti, vi dà il dominio su voi stessi e vi rende buoni con gli altri, ma soprattutto vi rende cari al cuore di Dio, poiché essere pazienti significa anche essere miti, essere pacifici, fidarsi di Dio, che nelle sue opere ha bisogno di anime pazienti e buone che l'assecondino.
Dio per primo esercitò questa virtù tanto necessaria. Avrebbe infatti potuto creare il mondo con un atto solo della sua volontà; invece ha voluto impiegare sei epoche. Volle mostrare con ciò che nella vita tutto va eseguito con ordine e con pazienza.
Il mio Gesù avrebbe potuto scendere dal cielo e incominciare subito la sua opera di evangelizzazione dei popoli; invece pazientemente si sottopose alle leggi della natura umana e volle compiere la sua opera dopo trenta lunghi anni di attesa. Nell'ultima cena espresse il suo lungo pazientare con quelle parole che manifestavano tutta l'ansia di sacrificarsi per gli uomini: "Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi".
Ed io pure, figli miei, feci della pazienza una delle virtù predilette e seppi attendere sempre in tutto che il Signore manifestasse la sua volontà e chiarisse ogni avvenimento.
Figli, il comportamento del cristiano per dirsi esemplare deve essere una pratica continua di pazienza. Vi sono molte persone che si rivolgono a Dio chiedendo grazie e vogliono essere subito esaudite. Non ricordano costoro quanto il Signore aspetta i peccatori perché ritornino al suo cuore, e non ricordano nemmeno quanto Egli ha aspettato il loro ritorno nei lunghi anni in cui hanno vissuto freddamente i loro impegni con Dio, oppure sono stati lontani da Lui.
Se Dio non esaudisce prontamente, è perché vede nell'attesa aumentare i meriti, intensificare le preghiere e per esse diffondersi il bene. Se tutti fossero convinti di essere in buone mani, si abbandonerebbero alla santa volontà di Dio con tranquillità. Non fanno così anche i buoni papà e le buone mamme? Forse che in tutto e sempre assecondano le richieste dei propri figli?
Essere pazienti nelle richieste che fate, pregando, è anche un'arte che guadagna il cuore di Dio e lo rende più prodigo di beni verso chi li chiede, specie se sono beni spirituali. Così pure, se volete guadagnare il cuore degli uomini, non potete lasciar mancare la virtù della pazienza. Se le incomprensioni e le lotte familiari e sociali sono dolorose, e voi ben lo sapete, vi è un mezzo per calmarle e per risolverle, ed è la paziente discussione e il dialogo che permette di ragionare.
Chi possiede la pazienza sarà certamente vincitore in tutte le situazioni umane per quanto difficili siano. Non è certamente nelle sopraffazioni o nell'imporre forzatamente la propria opinione che si può trionfare, ma nella pacata esposizione delle proprie idee, che rende meritevoli di ascolto.
La pazienza della mamma che sa amare, soffrire, pregare senza interruzione, nonostante le controversie e le lacrime che i familiari fanno versare, è quella dote che le merita l'appellativo di "donna forte".
La pazienza dell'uomo onesto che coscienziosamente lavora, anche se non giustamente riconosciuto, è quella virtù che lo fa apprezzare come un vero galantuomo.
La pazienza dei miei ministri, che in mezzo a tentazioni di ogni genere, ad incomprensioni e a difficoltà, sanno nell'esercizio della preghiera e delle opere apostoliche continuare come se fosse il primo giorno di Messa, è quella virtù che li fa chiamare santi.
Così, nella tenacia e nella costanza, si portano a termine le opere, senza fretta, ma con paziente meticolosità e precisione. La pazienza è una virtù che fa gli eroi miti, quelli di cui nessuno si accorge, ma che servono per conservare la pace familiare, la pace nei luoghi di lavoro e di studio, nella Chiesa e dovunque.
Dovete però, figli, essere pazienti anche con voi stessi. Voi molte volte vorreste arrivare in cima alla scala senza salire i gradini. Se volete scendere, potrete fare i gradini anche a quattro per volta, ma salendo dovete farne uno per volta. La perfezione è un impegno grande e difficile. Se avete pazienza, a poco a poco vi arrivate.
Sento da molte persone che si demoralizzano, che si avviliscono. Ma perché, figli? Non sapete che il vostro Dio vi conosce meglio di come vi conoscete voi? Pazienza, dunque, e ciò che vi sembra insopportabile sarà portato a termine.
Con buona volontà, riprendete fiato e forza ogni volta che venite accanto a me e poi proseguite. Lasciarvi abbattere significa esservi fidati troppo di voi stessi. I santi si meravigliavano di aver fatto qualche cosa di buono, non di essere lenti a perfezionarsi o anche di essere caduti. Voi siete abituati a guardare i santi come anime impeccabili, che hanno conquistato la gloria senza lotta. Ma non è così. Tutti hanno avuto difetti e virtù e solo dopo aver combattuto i primi, furono in grado di consolidare le virtù.
Fate così anche voi, camminate e non abbiate che il timore di offendere il Signore. Se cadete, troverete pronte le mani che vi rialzano. Chiedete aiuto a tutti ed abbiate pace.
Io vi benedico tutti ad uno ad uno e vi raccomando: siate pazienti con voi stessi e col prossimo. Sappiate pazientare, nel chiedere delle grazie a Dio, e nella pazienza raggiungerete il paradiso.

Commenti
Posta un commento