Il dono della maternità
18 dicembre 1973.
Figli miei diletti, sono la Mamma di Gesù. Voglio oggi dirvi quale dolore mi ferisce il cuore, quando mamme senza cuore, senza fede e piene d'egoismo uccidono quelle fragili creature che portano in seno.
Non è già perché si sentono incapaci di fare la mamma che rifiutano la maternità - che sarebbe un sentimento di umiltà corrispondente alla verità, poiché fare la mamma è un'arte quanto mai difficile - ma solo perché conti troppo precisi su ciò che riguarda l'avvenire le rendono eccessivamente prudenti o, peggio ancora, perché un bambino le costringerebbe a rinunciare a quei divertimenti a cui sono avvezze.
Io vorrei parlarvi della maternità come appare agli occhi di Dio e come l'avevo vista io in quei nove mesi in cui portai il Bambino nel mio seno.
Quando una mamma riceve in dono una creatura - dico dono e dono di Dio, poiché l'anima che dà vita al corpo viene da Lui - è come circondata da un'aureola che la rende particolarmente protetta da Dio. Egli la raccomanda a me ed io prendo sotto il mio manto la mamma e la sua creatura, perché possano con la mia benedizione portare a termine la loro missione.
Non è soltanto un atto umano che si compie, ma un atto a cui Dio, Creatore e Signore del mondo è particolarmente interessato. Anche per quella creatura, che vedrà la luce, Egli ha dato il suo sangue, ma la sua opera è stata affidata alla mamma, che può danneggiare con un atto inumano non solo la vita dell'anima, ma anche il frutto della sua redenzione.
Dio nella sua infinita bontà e misericordia ha voluto che ogni creatura venuta in questo mondo, dopo la prova, fosse partecipe della sua gloria e godesse per tutta l'eternità di una felicità infinita, anche se proporzionata al grado di amore che gli ha portato. Le mamme egoiste privano di questa felicità le loro creature e negano loro di poter raggiungere quel grado di gloria a cui sono destinate.
Vi voglio dire ancora, figli. Quando una persona povera viene adottata da una che possiede ricchezze, gratuitamente, se è una persona ben pensante, sente verso chi si è sacrificato per lei e le ha fatto dono di tutto, una grande riconoscenza. E perché molti, specie molte mamme, non sentono il dovere di essere riconoscenti a Dio per il dono della vita che hanno ricevuto? E se questo dono gratuitamente fu dato a loro, perché devono negare ad altri il diritto di vivere?
Sapeste, figli, come grida vendetta al cielo questo peccato! Voi sapete di Caino che uccise Abele e il suo peccato fu grande, anche perché lo prese con l'inganno e a sua insaputa. Ma non vi pare che la gravità di questo peccato sia uguale a quella del peccato di Caino o perfino maggiore, dal momento che creature ignare e innocenti vengono uccise dalla loro stessa madre?
Voi sapete anche della strage degli innocenti e come Erode volle uccidere i bambini di Betlemme dai due anni in giù, temendo di avere nel Messia un rivale. Ma non vi pare peggiore che proprio le mamme abbiano a consumare questi delitti, non già perché temano di avere dei rivali, ma solo perché è venuta meno in loro quella fede che fa riconoscere in Dio l'autore della vita, l'unico che possa disporre della vita dell'uomo?
Figli, è pur vero che molti bambini, scandalizzati fin dalla più tenera età, non avranno dai genitori e specie dalla mamma quell'aiuto e quella luce per cui possano camminare sulla giusta strada. Ma non vi pare che sarebbe almeno data a queste creature la possibilità di scegliere? Non è vero che la libertà è il più bel dono di Dio, dopo la grazia, che permette all'uomo di scegliere tra il bene e il male? E perché una madre deve togliere alla sua creatura il diritto di vivere, di scegliere tra il bene e il male e di guadagnarsi la vita eterna?
Così io vi presento la mamma buona che, circondata dall'aureola della maternità, è come una rosa profumata da cui verrà il bocciolo che darà lode a Dio.
Figlie, se la canizie già imbianca i vostri capelli e accanto a voi ci sono giovani spose, non siate mai tentate di spaventare coloro che attendono. Siate benevolmente vicine a queste giovani mamme. Sappiate parlar loro di questa missione così grande e così delicata e incoraggiatele ad abbandonarsi nelle mani di Dio, offrendo in anticipo quelle sofferenze che dovranno incontrare per il bene delle loro creature. La donna si santifica con la maternità.
Mi pare di sentire più voci. C'è qualcuno che dice: "I miei figli, che ho accolto con amore, ora sono la mia tribolazione e non so come finiranno". È vero che vi fanno tante volte sanguinare il cuore, ma c'è un altro cuore che ha sanguinato per tutti: è il cuore del mio Gesù. Portate i vostri figli al suo cuore: ve li ridonerà risanati.
Qualche volta però le mamme piangono e ne hanno ben ragione. Quando questi figli erano piccoli, fin dal seno materno non hanno saputo custodirli solo per Dio; non hanno saputo ammonirli e allontanarli dai pericoli.
Come faranno queste mamme? Ecco un consiglio. Non vogliate pretendere di rifare ora ciò che non è stato fatto prima. Affidateli a me con abbondanti lacrime, preghiere e sacrifici. Io vi sostituirò e saprò fare la mamma.
Se poi qualcuno di voi non avesse avuto il dono dei figli, sappia chiedere a Dio di poter esercitare quella maternità e paternità spirituale che serve a dar vita alle anime. Davanti a Dio tutto è importante, purché si segua la sua legge e si ami.
Vi benedico, figli, e vi amo. Benedico coloro che hanno responsabilità particolari per cui la loro autorità potrebbe essere paragonata a quella dei genitori. Siate prudenti, ma cercate di far comprendere a tutti qual è la volontà di Dio: che si rispetti la vita anche in germe e che legalizzare l'aborto è legalizzare l'omicidio.
A quella mamma a cui è stato ucciso un figlio in giovane età, dico: figlia mia, io capisco il tuo dolore, perché anche a me hanno ucciso un figlio, il più buono del mondo. Se non te lo avessero ucciso, forse avresti avuto da lui dei grandi dispiaceri. Perdona, figlia mia, verrà tuo figlio a consolarti e avrai pace.
A tutti il mio abbraccio!

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