Non mettete limite alla vostra opera

 


10 novembre 1973.

Figli diletti e cari, eccovi qui ancora in mia compagnia. Vorrei che con voi fossero qui tutti gli uomini della terra, per quel dovere che io ho di essere Mamma di tutti e perché veramente amo tutti.

La vostra preghiera li possa raggiungere per suscitare in tutti ed in ciascuno, con un pensiero di Dio, un atto di dolore delle proprie colpe e un atto di amore perfetto. Sapeste, figli, quante persone per volontà propria si dannano e l'odio verso Dio di cui si fanno un vanto con se stessi e con gli altri, lo mantengono fino alla morte per aumentarlo e conservarlo per sempre.

Quale gratitudine avranno per voi per tutta l'eternità coloro che per la vostra preghiera potranno ravvedersi e salvarsi!

Siano rese grazie a Dio, che suscita in voi questo desiderio di incontrarvi qui e di elevare nel suo amore le vostre braccia al cielo per ottenere misericordia per tutti.

Oggi voglio rivolgere una parola particolare alle vedove e a coloro che, prive del consorte per una mancata occasione di matrimonio o per un desiderio di verginità, si trovano un po' abbandonate nella vita.

Desidero far capire alle vedove e alle nubili quanto è grande l'amore di Dio per loro e quanto la Chiesa prega per queste categorie di persone fino a comandare di assisterle, di proteggerle e di aiutarle.

Vorrei a queste figlie o figli far presente come questo periodo della loro esistenza debba essere santificato da quella carità e quell'attività così necessarie alla Chiesa.

Vi sono molte persone che tremano al pensiero che venga loro a mancare il necessario e si chiudono perciò in quell'egoismo che rischia di diventare avarizia. Fidatevi della provvidenza. Fidatevi di Colui che vi ama e che, come provvede agli uccelli dell'aria e ai pesci dell'acqua il cibo, così non può dimenticare nessun uomo che vive sulla terra, poiché ciascuno possiede un'anima fatta a sua immagine e somiglianza.

Vi riferisco il fatto di Elia, perché possiate essere spinti ad avere generosità con tutti. Elia vede dunque una vedova, ed essendo assetato e accaldato, chiede a lei una brocca d'acqua; ma non solo, le chiede anche del pane, alla cui richiesta la vedova risponde che ha solo un pizzico di farina e una goccia d'olio che servirà per una sola volta per nutrire se stessa e il suo figlio, dopo di che dovranno morire per mancanza di cibo. Elia chiede con insistenza del pane per sé e assicura che ella non mancherà mai né di farina né di olio. Così avviene, con meraviglia della donna, che la madia si riempie di farina e l'orcio di olio.

Figli, Elia era un profeta e chiedeva in nome di Dio la carità. Ma in questo momento non è solo un profeta che vi chiede aiuto, ma tutta la Chiesa. Non dovete mettere limite alla vostra azione e alla vostra corrispondenza alla divina chiamata.

Verrebbe voglia ad ogni mamma, ad ogni vedova e ad ogni persona che ha delle responsabilità, di limitare la propria opera fino a pensare unicamente alle persone care, ma è una tentazione.

Se io mi fossi chiusa nel mio dolore dopo la morte di Giuseppe, mio sposo, e soprattutto dopo la morte del mio Gesù, chi avrebbe assistito gli apostoli che stavano allora iniziando la Chiesa con tante lotte e tante difficoltà ad essa inflitte?

Ebbene, figli, oggi come ieri e come sempre la Chiesa è in lacrime. Il corpo del mio Figlio sta subendo la flagellazione e la crocifissione. Che nessuno resti indifferente a questo dramma che va sempre più manifestandosi e ciascuno collabori perché si risani il mondo.

Vedete quanti cristiani cattolici rinunciano scioccamente alla propria fede per accettare principi contrari. Quanta gioventù, dimentica di Dio e dei suoi Comandamenti, sceglie Satana come proprio re! Vedete famiglie che, iniziate con leggerezza, si sciolgono senza curarsi di quelle creature a cui hanno dato vita, che hanno diritto di avere un padre ed una madre.

Sapeste, figli, quanti negano Dio, lo deridono e lo insultano credendosi superiori a Lui, che con un atto solo della sua volontà, come ha dato a tutto l'esistenza così potrebbe distruggere tutto il creato.

Figli, quel Gesù che ha redento il mondo fu accolto nel mio santuario ed io lo partorii. Egli visse e morì sacrificando se stesso, ma poi risuscitò e, salito al cielo, si presentò nel santuario eterno al Padre per chiedere misericordia per tutti.

Ebbene, in questo stesso santuario, che è il mio seno, io accolgo tutti voi perché sappiate vivere e crescere in modo tale da poter essere la voce che supplica con Gesù il Padre di aver pietà di tutti.

Verrà un giorno in cui nel santuario di Dio prenderete la vostra dimora e sarà grande gioia per tutti; ma poiché una sola volta si vive e si muore, è necessario che non viviate al modo degli scribi e dei farisei che operavano per la loro soddisfazione, per i loro interessi e per il proprio onore.

Tenete sempre di mira il cielo e la gloria di Dio vi renda capaci di agire nel nascondimento e nell'umiltà. Non è il fare molto che conta, ma ciò che fate sia fatto per amore e porti sempre quell'impronta di generosità che vi faccia dimenticare voi stessi per pensare agli altri.

Ognuno compia, secondo le possibilità e i talenti che ha, tutto quel bene che può. Ricordate l'offerta della vedova che fu tanto apprezzata da Gesù, anche se era solo una piccola moneta. Fate tutto ciò che potete, fate meglio che potete e il Signore sarà contento di voi.

L'attività nel consolare ed aiutare il prossimo e la preghiera con cui chiedete per tutti l'aiuto a Dio, siano sempre soffusi d'amore.

Figli, vi benedico tutti cominciando da coloro che sono soli, perché, liberi da ogni legame, siano pronti al servizio di Dio.

Arrivederci, figli, e tante grazie!

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