Imitate e servite Gesù, vostro re
25 novembre 1973.
Figli diletti, tanto cari al mio cuore, figli di Dio, figli di stirpe regale, sia pace a voi e grazia ed ogni bene.
Permettetemi, figli, che io, l'umile ancella del Signore, vi parli del mio Figlio che, dall'eternità nel seno del Padre, gode della medesima grandezza e della sua stessa gloria.
Nel nome di questo Figlio, Verbo di Dio, fu creato il mondo, di cui fu ed è il Re. Ma quando nella pienezza dei tempi Egli volle assumere la natura umana per poter presentare al Padre gli uomini come sudditi fedeli, dopo che a Lui si erano ribellati col peccato, scelse una famiglia umana regale, perché gli uomini gli riconoscessero il diritto di sovranità su tutte le genti. Anche le profezie lo avevano annunciato quale virgulto della famiglia di Jesse e della sua regalità ne avevano ampiamente parlato.
Egli venne dunque sulla terra, e fin dai suoi primi anni di vita venne ricercato perché fosse messo a morte come il Re dei Giudei.
Tutto si poteva ammirare in Lui, benché Egli nascondesse ogni sua virtù e la sua potenza sotto l'ombra dell'umiltà. Il suo portamento, il suo sguardo, la sincerità delle sue parole, la grandiosità delle sue promesse, basate sull'adempimento della legge, incutevano timore e rispetto, anche se veniva fatto oggetto di critiche, di calunnie e di offese senza misura.
Egli era venuto per salvare il suo popolo e proprio per questo motivo poteva dire a Pilato che lo interrogava: "Il mio regno non è di questo mondo". Egli che come Dio era ed è il Re del creato, volle come uomo rispettare ogni sovranità e dichiararsi Re delle anime, per le quali si sarebbe sacrificato fino all'ultimo. Ma nella sua risposta a Caifa mostrava come in embrione il trionfo della sua regalità: "Voi mi vedrete venire sulle nubi del cielo per giudicare gli uomini".
Egli è l'uomo Dio che, crocifisso, risorto e salito al cielo, ritornerà nel mondo per premiare coloro che avranno riconosciuto la sua regalità e condannare coloro che l'avranno negata, disubbidendo alla sua legge.
Gesù, nostro Re, ci ha voluto dare un modello del suo comportamento.
Dal momento che vi ha riconquistati alla grazia, elevandovi alla dignità di figli di Dio, voi pure siete diventati di stirpe regale come il vostro Fratello maggiore.
Imitare Lui è facile, se pensate a ciò che Egli disse agli apostoli che si contendevano i primati: "Chi di voi è primo, sia ultimo e servo di tutti". Non ha detto il mio Gesù, Dio e Re: "Io sono venuto per servire e non per essere servito"?
Non vi parlo dei trent'anni passati nell'ubbidienza più perfetta a due sue povere creature, ma vedetelo prodigarsi per tutti nella sua vita pubblica. Vedetelo, dopo aver compiuto i più grandi miracoli, sottrarsi agli sguardi di coloro che lo volevano fare re. Vedetelo ancora sulla terra nel momento più solenne che precedette l'istituzione dell'Eucaristia, cingersi i fianchi di un bianco asciugatoio e lavare i piedi agli apostoli. A Pietro, che si rifiutava e non voleva che così si umiliasse il divin Maestro davanti a lui, Gesù disse: "Se non ti lasci lavare, non avrai parte nel mio regno".
Così, mentre come iscrizione di derisione veniva affisso il cartello che dichiarava ancora una volta "Gesù Re", Colui che con la sola sua voce, rispondendo "Sono Io" a coloro che cercavano Gesù Nazareno, li faceva cadere a terra tramortiti, ancora dopo le più atroci sofferenze era in grado di dire al buon ladrone: "Oggi stesso sarai nel mio regno".
Con un servizio completo ai fratelli e un'immolazione completa, Gesù vi diceva come il cristiano deve valorizzare e praticare la sua regalità, il suo sacerdozio. Sì, figli, non esito a chiamarvi regale sacerdozio per l'alta missione che ha ognuno di voi di essere strumento per raggiungere Dio.
Non dovete riempirvi la testa di futilità, poiché sulla vostra mente deve regnare sovrano Dio e i vostri pensieri devono dal mio Figlio essere guidati. Non dovete imbrattarvi il cuore con affetti impuri, poiché il vostro Re è geloso del vostro amore e raccoglie anche il più piccolo palpito come dono meraviglioso. Non dovete avere intenzioni meno che rette, perché non si conviene a figli di Re di lavorare con altro fine che non sia la diffusione del suo regno.
No, non dovete né insultare, né ferire, né oltraggiare questo meraviglioso Re di eterna gloria, che si degna di assumere le sembianze di ogni persona che vi vive accanto, così da poter dire: "Tutto ciò che fate all'ultimo dei miei fratelli, lo fate a me".
Oh, come vorrei che attorno al trono di questo Re di maestà infinita si raccogliesse tutta l'umanità per poter porre fine a tutti i mali che la tormentano!
Molti piangono, si disperano, imprecano, pur sapendo che alla fine della vita saranno giudicati di ogni benché minima colpa da Lui che ha sparso il suo sangue, da Gesù Giudice eterno.
Non sia così per nessuno di voi! Che le vostre case siano le reggie del mio Figlio e il vostro cuore sia il suo trono.
Dovete servire il vostro Re in spirito e verità. Ecco perché v'invito a stringere sempre più i vostri legami affettuosi con Lui, perché possa avere libertà di agire. Se volete assomigliargli in tutto, fate come ha fatto Lui, il mio Gesù e, cercando l'ultimo posto, servite tutti con umiltà e amore.
Vi benedico, figli, ad uno ad uno.
Come fare per dire a tutti ciò che desiderano? Ve lo dirò nel cuore. State un po' in silenzio anche a casa. Io sono sempre con voi.
Cristo Gesù regni dovunque ora e sempre.

Commenti
Posta un commento