I giovani, speranza della chiesa e della patria

 


16 novembre 1976.

Figli diletti, siete qui riuniti per studiare ciò che Dio vuole che pratichiate per piacergli e per aiutare gli altri, i fratelli che vivono la vostra vita. Io sono Madre di tutti e desidero che ciascuno abbia quegli aiuti necessari per arrivare al cielo.

Voi siete alla mia scuola, e ricevete da me l'incarico di essere maestri e di fare le ripetizioni delle mie lezioni a coloro che, per mancanza di tempo o per qualsiasi impedimento, non possono essere presenti. E persino coloro che sono ostili e che mancano di buona volontà, devono sentire l'eco delle mie parole e devono vedere in voi degli autentici maestri, convinti delle verità che andate ripetendo.

Io vi seguo dovunque e, in modo particolare, aiuto coloro che hanno delle responsabilità riguardanti i giovani. Essi sono la speranza della Chiesa e anche della patria, poiché l'avvenire è nelle loro mani.

Io desidero che voi sappiate capire e guidare i giovani: capire le loro esigenze e guidarli con l'esempio e la parola. La loro inesperienza, e molte volte la loro presunzione, non devono trovare in voi dei nemici implacabili, ma nemmeno dei deboli che acconsentono ad ogni loro progetto.

Devono fare le loro esperienze, ma giustamente occorre indicare loro la strada, perché non incontrino pericoli a cui difficilmente potranno opporre resistenza. Le esperienze non devono trascinarli in un baratro, ma devono essere perseguite e realizzate tenendo presente quell'ideale cristiano che è fonte di felicità nell'amore di Dio e del prossimo.

Giovani senza ideali, sono giovani senza vita, che ben presto saranno trascinati nella corrente del male.

L'ideale cristiano addita ed aiuta a raggiungere una posizione onorata mediante lo studio e il lavoro. Aiuta a formare il carattere e ad educare il cuore all'amore vero, perché il giovane si prepari all'apostolato su larga scala e alla famiglia. Sarà perciò necessario parlare ai giovani di purezza, di mortificazione e di preghiera: cose basilari, senza le quali sarà impossibile mantenere la fede ed essere onesti.

Quanta pena mi fanno certi genitori che non sanno far pregare e che ammettono e permettono nella loro casa tante sconcezze!

Si dice che i figli si ribellano e non vogliono ubbidire. Eppure, se si cominciasse ai primi albori della vita a comunicare il desiderio di mettersi alla presenza di Dio con la preghiera, anche se ad un certo punto vi fossero degli sbandamenti, non mancherebbe il ritorno e il ricordo dei buoni insegnamenti.

I giovani hanno bisogno di agire e, se il desiderio di aiutare i poveri viene soffocato dall'egoismo, si minaccia di formare dei delinquenti.

L'ideale cristiano è basato sull'altruismo, e torna sempre facile applicarlo a quelle parole che Gesù ha messo come codice del giudizio finale: "Avevo fame, mi hai dato da mangiare? Avevo sete, mi hai dato da bere? Ero nudo, mi hai vestito?". Ma torna opportuno inculcare nei giovani anche questo pensiero: Non devo fare agli altri ciò che non vorrei fosse fatto a me.

I ragazzi non devono essere mai inattivi. L'ozio è un cattivo consigliere. Ma, se c'è nella vita del giovane un ideale, non sarà difficile trovare gli espedienti per portare al bene altri e per aiutarli nelle loro necessità. Non temete mai di affaticare i vostri figli chiedendo loro favori e aiuto anche per i malati e i poveri che non fanno parte della vostra famiglia.

Le opere sociali che mirano a sollevare i bisognosi sono benedette da Dio. Occorre, però, che siano accompagnate dal suo aiuto e che il bene fatto sia indirizzato alla sua gloria. Questo non deve essere motivo di vanagloria o di soddisfazione personale, anche se è generalmente fonte di gioia.

Non è facile trovare il disinteresse completo, poiché l'azione buona richiede il contributo dell'intelligenza, delle mani e del cuore, che molte volte esigono la loro parte, ma i giovani devono essere abituati a compiere ogni loro dovere per far piacere a Dio, ai genitori e al prossimo, perché possano arrivare alla maggiore perfezione possibile.

I giovani hanno un'esuberanza di cuore che li rende generosi. Se ci sono giovani gretti e avari, si ha l'impressione che siano vecchi anzitempo. Occorre regolare i loro affetti, aiutarli a scoprire buone compagnie, e indicare quelle buone letture che li devono elevare spiritualmente.

Non può una mamma o un superiore nascondere i pericoli a cui il giovane va incontro. Non si può negare l'esistenza del demonio e non parlarne come se non esistesse. Non si può tacere sull'esistenza dell'inferno e sulla realtà della morte, che può venire come un ladro, improvvisamente. Occorre che la gioventù impari a vivere la vita spirituale, che è la sola che vale veramente.

Tutto questo è molto bello insegnarlo ai giovani e farli vivere con quella gioia pura che Dio dà ai suoi figli. Mi direte che è difficile o impossibile. Non lo sarebbe, se si fosse cominciato dalla più tenera età, e se i genitori col più perfetto accordo avessero agito. Ma ciò che è impossibile a voi, non è impossibile a Dio e a me. Pregate e fate del vostro meglio, vedrete dei cambiamenti che vi faranno tanto contenti.

Io intanto benedico, coi vostri figli, tutti i giovani che frequentano gli oratori e i loro assistenti. Se consacreranno a me questi giovani, li preserverò dai pericoli.

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