Praticate le virtù teologali

 


30 ottobre 1973.

Figli miei tanto cari al mio cuore, sia pace a voi e grazia ed ogni bene in Gesù, nostro Salvatore e Santificatore.

Ecco, io vengo a voi con le mani ricolme dei più bei doni del cielo e a tutti voglio farne omaggio. Chi ne riceverà di più? Lascio a voi di decidere. Forse sarà più meritevole chi ha vissuto di più? Forse chi occupa un posto di maggior responsabilità? Chi sa piangere ed impuntigliarsi per volerli o chi possiede maggior santità o la più grande miseria?

Niente di tutto questo. Sarà data una più grande abbondanza di beni a chi mi presenta il recipiente più grande per accoglierli, cioè a chi ha il cuore più generoso, per cui ciò che riceve diventerà ricchezza comune.

Non vi ha detto il mio Gesù che dovete essere come il lievito che fermenta tutta la farina? Dovete dunque ricevere per dare e dovete portare in mezzo al mondo la sostanza della fede, cioè la fede vissuta. Dovete portare la speranza che dà fiducia in ogni difficoltà. Dovete portare la vera carità. Ma che cosa sono queste virtù se non la santità a cui siete chiamati?

Ecco dunque che io vi porto doni di grazia per cui, aumentando in voi le tre virtù teologali, crescete in santità e quale lievito prezioso ed efficace risanate la società.

Voglio da voi una pratica eroica della fede. Non ricevete qui dei doni particolari? Non toccate con mano lo straordinario? E perché dovreste ancora tentennare nella fede? Se un granello di senape potrebbe bastare come quantità di fede a farvi trasportare le montagne, perché tante lamentele, tanti dubbi, tante incertezze?

Il Signore è vicino, è in voi, cammina sulla vostra strada, vi ama infinitamente, vuole solo il vostro bene. Ma perché questa fede granitica e sicura non è la guida della vostra vita? Vorreste costruirvi un mondo fatto su misura, vorreste un avvenire secondo i vostri desideri, ma non vi pare che chiedete delle cose irrealizzabili? Forse che ogni bambino non vorrebbe toccare le stelle o mettere nel proprio secchiello l'acqua del mare? E gli uomini non sono forse quegli eterni bambini che credono di governare il mondo?

Abbiate fiducia, figli miei. Vivete alla giornata, sapendo accettare ed offrire ciò che la Provvidenza permette volta per volta. Quando non sapete come comportarvi nelle diverse situazioni, guardate i santi, guardate me e soprattutto guardate il Vangelo. Nessuno può essere guida di se stesso, se non attinge la luce e la forza da Chi la può dare. Una fede forte che non si lasci abbattere dalle mille croci di cui è piena la vita, è indice di santità. Vi dice infatti lo Spirito Santo che l'uomo giusto vive di fede.

Il credere è accoppiato con lo sperare. Nell'esercizio della fede si rafforza la speranza. Non siete qui per restare lungo tempo sulla terra. La terra promessa, che il popolo di Israele raggiunse dopo quarant'anni di attesa, non era che la figura di quella Patria a cui dovete giungere. Sono sempre pochi gli anni di attesa, ma la vostra speranza deve sollecitare quel giorno beato e non deve mai venir meno in voi quel desiderio delle cose celesti a cui tendete e verso cui siete incamminati.

Quanto mi addolorano quelle anime che, sfiduciate, lasciano cadere le braccia e rinunciano alle lotte della vita! Quanto mi addolorano coloro che parlano di suicidio come parlassero del rimedio di ogni male!

Figli, la speranza vi addita una realtà. Se il navigante non volesse attaccarsi all'ancora perché scomoda, o non volesse accettare di essere imbarcato sopra una scialuppa perché non potrebbe avere le comodità di una nave, ditemi, che cosa avverrebbe?

Nel mare infido della vita voi navigate e i flutti e le onde e le tempeste vi assalgono da ogni parte. Ma a guida della vostra nave c'è il Signore, Creatore del mondo e ci sono io, la vostra Mamma, che i buoni hanno voluto chiamare "Stella del mare".

Abbiate dunque fede, abbiate fiducia, che è come dire: abbiate confidenza in Colui che vi guiderà certamente al porto. La fede deve essere eroica in voi e anche la speranza, poiché avete visto coi vostri occhi situazioni difficili risolversi come per incanto.

Vi aggiungo un altro invito: dovete avere una carità eroica. La carità è il sole, è l'aria per l'anima che la possiede. Ma la carità non ve la potete fabbricare coi buoni pensieri. La fonte della carità è Dio stesso. Non avete che da appressarvi momento per momento a Lui per partecipare a questa sua ricchezza di cui vuole riempirvi.

L'amore insegna a dimenticare se stessi e a sacrificarsi per gli altri. Solo così diventate apostoli e in un certo senso potete essere anche martiri, perché, crocifiggendo continuamente in voi stessi la vostra volontà, vi fate "tutto a tutti per guadagnare tutti a Dio".

Così, figli, vi voglio e godo già di vedervi come fari di luce illuminare il mondo, come lievito prezioso portare vitalità in mezzo alle masse e un giorno accrescere il numero dei santi che vi attendono.

Siate santi! Siate santi dovunque vi trovate, dovunque compite la vostra missione.

Ogni categoria di persone ha i propri rappresentanti in cielo che possono servire come modelli, anche se ogni santo ha la sua particolare fisionomia come ogni fiore ha il suo profumo.

Siate santi voi, per creare attorno alla vostra persona come un prezioso alveare che produca miele dolcissimo, atto a rinvigorire la Chiesa e ad aiutarla.

Vedete, figli, quante insidie, quanti errori, quante discordanze! Portando la santità nei vostri ambienti, portate la salute.

Vi benedico con particolare affetto.

Benedico, con i sacerdoti presenti, tutti coloro che fanno parte della loro famiglia spirituale.

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