Fatevi piccoli

 


17 ottobre 1973.

Figli dilettissimi, che superando molte difficoltà e vincendo quella naturale inerzia che vi inviterebbe al riposo, siete venuti in questo luogo per onorarmi e per chiedermi grazie, siate benedetti.

Voi venite a me, io vengo a voi e il nostro incontro fa maturare santi affetti, santi pensieri e santi desideri che porteranno alla pratica di opere molte importanti.

Io vi benedico ogni volta che vi riunite e vi dono come prezioso insegnamento materno, una lezione che vi deve illuminare sul modo di comportarvi con Dio, col prossimo e con voi stessi. Sono insegnamenti utili che io stessa appresi alla scuola del mio Figlio, che vi possono anticipare, praticandoli, quella gioia purissima che proverete nel comprendere le divine verità che pienamente vi saranno svelate in cielo. Oggi vi invito a riflettere sulle parole che il mio Gesù disse un giorno ai suoi discepoli: "Chi vede me vede il Padre mio". Ed ancora: "Nessuno viene al Padre se non per mezzo mio".

Vorrei accostarvi ad una mangiatoia e mostrarvi un Bambino, darvelo fra le braccia e ripetere a ciascuno di voi: ricorda, Egli è la tua vita, Egli è la tua salvezza. Solo per mezzo suo tu puoi salire al Padre. A questo Bambino che dà la vita, tu devi far dono della tua intelligenza, della tua bontà, della tua vita.

È Lui che deve insegnare e che deve guidarvi, anche se si serve delle mie mani per condurvi. Quanto è caro pensarvi così, come bambini piccoli per mano al mio Gesù che a mia volta io conduco.

Il mondo è pieno di gente adulta che non vuole a nessun costo accettare di essere piccola. Sono come degli arrivati, gli uomini; pensano di bastare a se stessi e di non avere che da dettar legge agli altri. Il mio Gesù, Figlio di Dio, ha voluto sconvolgere le leggi umane, si è fatto piccolo, inerme. Lui, la Sapienza eterna del Padre, ha voluto apprendere tutto come un bambino qualunque. Lui, la Vita, ha voluto aver bisogno del cibo per vivere. Lui, la Perfezione infinita, ha voluto apprendere un'arte e perfezionarsi in quella alla scuola di un umile artigiano.

Ha detto un giorno che i piccoli avrebbero confuso i sapienti. È per questo che, avvicinandovi a Lui e parlandovi di Lui, vi voglio tutti piccoli. Desidero che possediate la vera sapienza.

Nel mondo le ambizioni portano a rovina, il Figlio di Dio si gloria di essere il più povero dei poveri. Più avanti sarà confitto ad una croce, ma fin dalla nascita sceglie la sua condizione: essere povero. Quando vedete un bambino misero vi commovete e il cuore vi suggerisce di aiutarlo. Infatti in tutti i poveri che aiutate, aiutate Gesù, ma il mio Bambino è il più povero di tutti. Vuole essere ricco solamente d'amore per richiamare tutti accanto a sé e desidera da tutti un ricambio d'amore.

Il mio Gesù è la strada che dovete percorrere per arrivare al Padre. Essere cristiani perché battezzati è troppo poco. Essere cristiani perché unti col sacro crisma nella Cresima è troppo poco. Bisogna camminare con Lui, sulle sue orme, tenendolo per mano e appoggiandosi sul mio cuore.

Quando vi incombe una disgrazia voi soffrite e, mentre vi pare che si addensi un temporale sul vostro capo, voi temete e vi rivolgete a destra e a sinistra per chiedere aiuto.

Il mio Gesù è la pace e la serenità, è la gioia. Se voi vi affidate a Lui, questi doni di cui Egli è la sorgente sono vostri. Fidatevi del mio Bambino, siate bambini come Lui, diffondete voi pure la gioia. Quando un'anima vive la sua infanzia spirituale, trova sempre il modo di far gioire gli altri, anche se il peso degli anni o gli acciacchi di una salute malferma fanno soffrire.

Ci furono gli angeli accanto e sopra la capanna che annunziarono la gioia, ma sarebbe bastato Lui a riempire il cuore di felicità. Un cristiano che non sa essere sereno e non sa diffondere la gioia, evidentemente non si è ancora addentrato in quel pozzo mirabile di felicità che è il cristianesimo. Ora vi dico: alla scuola del mio Bambino siate gioiosi. Se ogni mattina al vostro risveglio vi riempiste di Lui che è la vita e la gioia, sapreste anche voi gioire.

I fratelli vostri hanno diritto di essere aiutati da voi. Forse le vostre occupazioni non vi permettono di prodigarvi diversamente, ma una cosa vi sarà oltremodo facile: fare contenti tutti coloro che vivono con voi e che incontrate nelle diverse ore della giornata.

Vi meraviglierete forse che proprio oggi in cui la Chiesa ricorda i doni d'amore venuti dal cuore del mio Gesù per mezzo di santa Margherita, io vi abbia parlato della sua nascita e della sua infanzia. Per arrivare a comprendere il cuore di una persona, occorre studiare la sua vita in tutti i suoi particolari. A poco a poco capirete tutto.

Per il momento fatevi piccoli. Accogliete con amore il mio Bambino nel vostro cuore cibandovi della SS. Eucaristia. Ricevetelo fra le vostre braccia e portatelo nella vostra casa con la vostra umiltà, con l'amore alla povertà e con tanta gioia.

Io vi benedico ancora e vi prometto di esaudire le vostre preghiere. Vi farò sentire l'effetto del nostro incontro nel primo rosario che reciterete nella vostra casa.

Arrivederci, figli!

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