Rosario, mezzo di salvezza


8 maggio 1973

Figli diletti e cari, sia pace a voi e grazia ed ogni bene.

Sono qui a benedirvi e a dirvi ancora una volta il mio affetto. Sono la celeste Castellana d'Italia, e come non avrei dovuto rivolgervi il mio saluto oggi, in cui si celebra la mia potenza e la mia gloria in uno dei castelli più importanti d'Italia?

I miei castelli sono i miei santuari e oggi a Pompei mi si onora. Nei miei santuari ricevo i miei figli e comunico loro i miei desideri. Lì, in quel santo luogo visitato dalla misericordia e dalla bontà di Dio, io chiesi il rosario.

Oh, figli, che benedetta preghiera quella del rosario! Anche qui, ripetutamente, io invito ad amare e a propagare il rosario come mezzo di salvezza. Il rosario, vi ho detto altre volte, è come un riassunto della vita di Gesù e della mia, nei suoi misteri, e nella preghiera vocale è il ricorso alla Santissima Trinità, al Padre e a me, perché possiate praticare gli insegnamenti del Vangelo.

Amate, recitate il rosario ed offritelo come un serto odoroso. Se vi è possibile, forse anche con sacrificio, recitatelo intero. Se le occupazioni o la salute non ve lo permettono, recitatene una parte. Lo potete recitare da soli o con altri, oppure col vostro angelo custode ed invitando tutti coloro che pregano nella Chiesa trionfante, purgante e militante. Ma non lasciate passare un solo giorno senza aver fatto la vostra preziosa offerta.

Salutatemi col rosario Figlia dell'Eterno Padre, Madre del Divin Figlio, Sposa dello Spirito Santo ed io, per questa triplice corona con cui mi cingete la fronte, vi onorerò nel cielo. Sarò io stessa che circonderò di gloria i miei devoti.

Chiedetemi col rosario le virtù che vi sono indispensabili.

Coi misteri gaudiosi, chiedete l'umiltà, figli. Essa è troppo necessaria perché l'abbiate a trascurare. L'amor proprio è un derivato della superbia ed è tanto sottile, tanto fine nelle sue manifestazioni, che sa nascondersi così bene da riuscir quasi impossibile vederlo. Noi vediamo ciò che è nascosto anche nelle pieghe più recondite; ecco perché vi invito a chiedere ogni giorno la virtù dell'umiltà.

Quanta pace possiedono gli umili, quanta carità, quanto sono cari al mio cuore! Chiedete, sì, chiedete l'umiltà, che non è altro che verità e che vi mette nella giusta luce di fronte a Dio, al prossimo e a voi stessi.

Nei misteri dolorosi, chiedete lo spirito di sacrificio. Quanto è necessario saper soffrire, saper sopportare, saper guardare in faccia la vita nella sua realtà.

Una vita tutta rose non la potrete trovare nemmeno girando il mondo. Le malattie, le contrarietà, le incomprensioni, sono il pane quotidiano. Quante persone infelici perché non hanno lo spirito di sopportazione! Quante famiglie rovinate da quella mancanza di spirito di sacrificio, per cui un coniuge fa pesare sull'altro il proprio dovere e la propria croce!

Volete sapere se una famiglia sarà felice? Osservate se nella preparazione ad essa i giovani sanno, con la mortificazione e con il ricorso a Dio, addestrarsi al sacrificio diuturno della vita matrimoniale.

Un padre, una madre che rifiutano il sacrificio saranno dei genitori egoisti. Un figlio o una figlia che non accettano il sacrificio saranno degli abulici, degli egoisti, dei buoni a nulla.

Chiedete questa virtù per voi, per tutti i vostri familiari e per tutti gli uomini della terra. Tutti possano trovare la gioia pur nelle comuni sofferenze e nelle pene da cui sono circondati.

I misteri dolorosi vi parlano della sofferenza, accettata per amore. Non è andato il mio Gesù incontro alla croce e non ha accettato di soffrire per amore? Abbiamo avuto un modello impareggiabile. A voi imitarlo, come anch'io ho fatto del mio meglio.

La terza virtù che dovete insistentemente chiedere, è la speranza del paradiso. Quando un navigante intravede il porto, si rallegra perché è il suo punto d'arrivo. Quando l'esiliato sa di poter tornare in patria, gioisce perché in essa ritroverà la famiglia e gli affetti. Così voi, figli, siete i naviganti che dovete raggiungere il porto; siete gli esiliati che dovete pervenire alla patria celeste.

Non attardatevi, preoccupandovi eccessivamente delle cose che passano. Guardate il fine della vita. Guardate la vita come una prova di cui ben presto dovrete vedere la fine. Accostate sovente il vostro cuore al mio e sentirete il gusto delle cose eterne, che nella loro bellezza e immensità vi parleranno di Dio.

Che brutto pensare che con la morte tutto finisce! A che prò vivere, a che prò soffrire, se in due metri di terra e in un pugno di polvere si esaurisce ogni cosa?

Non vi abbandoni mai la speranza, poiché essa è vita. Chi perde questa virtù, è già morto moralmente e non può più gioire.

Figli, nei misteri gloriosi, in cui vi balena davanti allo sguardo Gesù che sale al cielo e la vostra Mamma, che dagli angeli venne portata, vi sia di garanzia che lo stesso posto è stato a voi predestinato perché lo abbiate ad occupare.

Vi benedico, figli. Non rammaricatevi se i doveri familiari vi trattengono a casa. Io sono con voi come con chi parte. Sono qui e sono là, sempre.

Pregate per i neo comunicandi perché conservino la grazia.

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