Temete il Signore che passa

 


26 marzo 1974.

Figli diletti e cari, sia pace a voi e grazia ed ogni bene. Sono la celeste Infermiera e sono qui per indicarvi i rimedi che dovete adoperare per guarire i vostri mali e quelli dell'umanità dolorante.

Vi è stato detto che il mondo è come un immenso ospedale in cui tutti gli uomini sono un po' malati. Alcuni hanno malattie gravi, altri meno. Tutti sono presso una piscina probatica e potrebbero tuffarsi e guarire, ma la maggior parte di essi non si rende conto delle proprie malattie, oppure non trovano chi dia loro una mano perché possano godere di quell'acqua benefica che può risanarli.

Anzitutto occorre che vi rendiate consapevoli che la natura umana, così indebolita dopo il peccato originale, è estremamente fragile. Il pensiero dell'uomo non è stabile. Mentre si propone un'azione, ne compie un'altra. Vorrebbe fare il bene e si sente come trascinato a compiere il male. Le passioni sono sempre in agguato, le tentazioni offrono lusinghe e piaceri, per cui l'uomo si dibatte incessantemente tra il bene ed il male e molte volte non sa scegliere.

La libertà dovrebbe spiegare le ali alla volontà, che dovrebbe tendere al meglio e all'eterno. Ma che avviene? L'uomo libero si sente come legato nell'osservanza della legge e pensa di trarre dall'infrazione alla legge la sua felicità. Così la lebbra del peccato diventa una malattia grave ed infettiva che si comunica dall'uno all'altro con estrema facilità. Come si potrà guarire?

Quando a Gesù che passava per le vie della Palestina si presentavano ciechi, paralitici, lebbrosi, partiva dal loro cuore e dalle loro labbra l'invocazione: "Signore, salvaci! ". E Gesù si lasciava commuovere e guariva. Ma come potrà guarire coloro che pensano di avere perfetta salute, mentre sono corrotti fino al midollo delle ossa?

Molte volte erano gli apostoli e i discepoli che presentavano i malati a Gesù, ed Egli aveva compassione di loro e accettava quella specie di intercessione. E perché in questi momenti così terribili, in cui il male va continuamente aumentando, non si fanno tutto a tutti, i miei figli, per presentare questi malati a Gesù, al Padre?

Voi godete di particolari privilegi, ma non potete permettere che troppi giacciano come morti in mezzo all'umanità e che non vi sia chi porga loro la mano. La piscina è la grazia. Ma perché i peccatori possano trovare la vita in essa, occorre il concorso della vostra opera, occorre il vostro tributo di lacrime, il sacrificio costante della vostra vita.

Nessuno era sollecito, presso la piscina probatica, a gettarvi dentro quel paralitico che da tanti anni aspettava di entrare al muover delle acque da parte dell'angelo del Signore.

L'angelo di Dio è ancora in ogni luogo sacro e lavora portando dovunque i doni del Cielo. Anche qui in questa casa, divenuta il luogo d'incontro delle anime con Dio, gli angeli del Signore richiamano le anime. Qui si schiarisce la mente, qui si riceve il pane celeste che è nutrimento della mente. Qui s'impara ad amare il Signore e la sua Mamma. Qui si riceve la ricetta per l'acquisto di quelle medicine che sono i Sacramenti, capaci di ridonare vita e salute.

Molti rifiutano di venire, di credere, di accettare. Vi verrebbe spontaneo di dire che non si devono buttare le perle agli animali immondi. Ma no, figli, noi vogliamo invitarvi ad un più ampio apostolato. Vogliamo che con Gesù e con me si moltiplichino i richiami a venire ad attingere a questa fonte. Tutti devono guarire, devono trovare la vita e la salvezza.

E per voi un ammonimento semplice e quanto mai accorato. Non abusate della grazia, non abusate dei doni di Dio. Perché, nonostante gli incitamenti e gli inviti, non camminate, non migliorate? Rimanete come quei tisici a cui i polmoni non permettono più un'azione purificatrice. Non intristite i vostri giorni con quel tenore di vita che fa pensare ad una tiepidezza in continuo aumento, anziché ad una florida vitalità piena d'amore.

No, non è giusto buttare le perle a chi le rifiuta. Ma voi che le ricevete con tanta abbondanza, non barattatele con le cose di nessun valore, non sciupatele. Da un incontro all'altro dovete segnare un miglioramento, dovete essere più santi. Se avete la convinzione di essere degli arrivati autosufficienti, come potrete con umiltà accettare i miei consigli e le mie parole? Temete, figli, il Signore che passa e temete che questi doni straordinari, richiesti dai momenti eccezionali che vivete, vi siano tolti per essere donati ad altri che ne facciano miglior uso.

Sì, figli miei, io vi benedico e vi aiuto; ma siate umili, riconoscete i vostri limiti, riconoscetevi malati perché possiate essere guariti.

Oggi alcuni miei figli prediletti si sono riuniti qui sotto il mio sguardo per capire ciò che devono essere e ciò che devono fare per piacermi. Qui nella mia Milano si sono riuniti e poi via via nelle altre città risponderanno alla mia chiamata. Fate che non siano mai soli questi sacerdoti, fate che trovino cento, mille mani pronte ad immergerli nella piscina probatica. Non meravigliatevi e non dite: tocca a loro immergere noi. È un aiuto vicendevole. Ma se questi miei figli saranno perfetti in salute, sconvolgeranno il mondo.

Arrivederci, figli!

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